Alcuni opinionisti europei e americani sembrano credere nelle parole del gruppo dirigente attuale dei talebani e attribuiscono al frazionamento dei combattenti talebani stragi attuali e future. Errore grandissimo.
Per chi ha seguito i fatti storici dei movimenti terroristici in Siria, in Afghanistan, in Pakistan, in Africa, e in genere nel medio oriente sa che l’organizzazione attuale dei talebani ricalca il modo di controllo del territorio dell’Isis, di al Queda e minori e la disciplina e le motivazioni religiose dell’islamismo estremista.
Per l’Isis una delle fonti economiche di sopravvivenza era il petrolio e la vendita di antichità e il sistema di tassazione locale di tutte le attività, fatto non centralmente ma da capi locali che lo riscuotevano con la forza delle armi e di truppe locali che controllavano villaggi e città.
In Afghanistan la fonte di sopravvivenza principale è data dalla coltivazione dei papaveri da oppio e la loro trasformazione in tonnellate di oppio e in tonnellate di eroina, non in grandi laboratori ma in piccoli laboratori locali che unitamente al sistema di tassazione e riscossione locale dei capi locali e delle loro bande, finanzia sia localmente sia centralmente il movimento.
I soldi che la droga procura, visto che la popolazione islamista non la può usare ad uso personale, sono elemento di corruzione sia sul consenso locale, sia a far chiudere gli occhi ad apparati stranieri.
Se si ha questa visione descritta, si capisce l’atteggiamento di Cina e Russia nei loro colloqui con i talebani, il loro non credere nelle dichiarazioni dei capi e la loro larvata minaccia con la richiesta di non appoggiare movimenti terroristici.
