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martedì 24 agosto 2021

#politica @fallimentoCIA -Afghanistan, quando un esercito si arrende.

Nella vicenda afghana vi è un fatto fondamentale che può spiegare tutto, L’esercito afghano ben armato e ben addestrato ha buttato le armi e si è arreso al nemico e la maggioranza di loro chiede di entrare a

far parte dell’esercito dei talebani. Un fatto del genere era accaduto quando l’esercito iracheno, gettando armi e bagagli si arrese in larga parte all’ISIS che avrebbe dovuto combattere. Questo succede non per paura di combattere, ma quando il soldato non ha più fiducia nei suoi capi, per gli errori che commettono o perché li vede contrattare personalmente con il nemico per interessi personali o comunque per interessi non condivisi.

Non è il ritiro dell’esercito americano e Nato che scoraggia un combattente, ma il comprendere l’inutilità del combattere perché chi lo comanda si è messo o si sta mettendo d’accordo con il nemico per soldi o per avere la possibilità di scappare all’estero.

Dunque le ragioni della disfatta dell’esercito afgano è la conseguenza dello allo sbandamento e fuga dei propri capi militari e degli amministratori civili. Le colpe sono allora connesse a chi per venti anni ha guidato la coalizione, ascoltando poco le indicazioni che venivano dall’esercito in campo, viceversa dando retta alle informazioni  e alle indicazioni che provenivano dalla Cia e dall’intelligence inglese. 

In base alle loro indicazioni,dopo aver sconsigliato di bruciare i campi di oppio, hanno cominciato ad avere contatti con l’ organizzazioni dei talebani e ponendo in essere trattative autonome che hanno portato a consigliare la liberazione o alla non cattura di vari  capi talebani, veri e propri criminali di guerra, per mettere in piedi un governo che avrebbe dovuto contenere il governo in carica e i rappresentanti dei talebani. 

Una cosa assurda similare a quella avvenuta alla fine della seconda guerra mondiale in Europa dove servizi americani e inglesi, salvarono criminali nazisti e fascisti attraverso amnistie suggerite e trasferimenti in sud america e scomparsa di fascicoli, che ne rivelavano i crimini e i nomi dei criminali.

Allora le conseguenze non influirono gravemente come oggi in Afghanistan  perché  in Europa  i movimenti di resistenza e le forze popolari che le avevano sostenute(cattolici, comunisti, socialisti) che avevano pagato con tante vittime la liberazione a cui avevano partecipato. Non sbandarono e crearono loro  governi nuovi che non potevano far ritornare il passato.

Oggi in Afghanistan, contrariamente a quanto dicono tanti media, non finisce  la potenza mondiale degli USA, ma finisce la potenza della CIA nel condizionare i Governi americani. La Cia dopo tanti insuccessi che altre volte abbiamo indicato, aggiunge anche questo regalo ai talebani e agli Usa e alla comunità internazionale, creando un futuro di guerra permettendo una rinascita e una diffusione dei movimenti terroristici in Asia, in Medio Oriente e in Africa.

Occorrerà a Biden una riforma negli uomini e nell’organizzazione in questa intelligence, inquinata anche per pressioni politiche repubblicane, come i fatti dell0ultimo anno in USA dimostrano. G randi responsabilità incombono su la peggiore figure della storia americana: l’ex Presidente Trump che per motivi elettorali aveva deciso il ritiro americano dal paese asiatico.

Ora Biden, male informato dalla CIA, forse volutamente stante il legame coi repubblicani, è caduto nella trappola. Ma si può rifare rapidamente perché di armi di ricatto nei confronti dei talebani ne ha tante: dai campi di oppio, ai bombardamenti mirati, senza usare truppe di terra ma l’esercito dei droni che possono colpire con precisione anche piccoli obbiettivi , con la tecnica  ampiamente sviluppata in molti paesi..  Purtroppo la guerra non è finita, anzi si è ampliata.