Scriviamo questo omaggio non perché abbiamo conosciuto Zingaretti tanti anni fa ed apprezzato il suo costante e tenace impegno per far rinascere un movimento giovanile nel PCI. Rendiamo omaggio all’uomo politico, perché è difficile diventare segretario di un partito, operando in maniera seria e politicamente corretta in tanti anni e capendo la realtà nuova di questi anni. Altrettanto non si può dire di molte altre figure dell’ex PCI.
Ora non sappiamo, per il poco tempo di questo governo, se è all’altezza di affrontare, l’aggressività e il dinamismo di Salvini e della destra attuale in questo governo Draghi di unità nazionale; una esperienza nuova per tutti. Ma possiamo dire che gli altri dirigenti del PD, fino ad ora non hanno dimostrato questa capacità. Non era Togliatti o Berlinguer che ogni giorno denunciavano le menzogne e i disastri economici e sociali di una parte della politica della DC e della Destra, ma erano i dirigenti che sapevano ribattere con forza e impeto argomentato, ogni giorno, le affermazioni becere o mendaci di chi governava e dei loro alleati.
Ora che un ampio gruppo di giovani si identifica con gli obbiettivi che Zingaretti ha tracciato qualche anno fa, occorre che Zingaretti, in attesa del Congresso (formalità spesso inutile), sappia ritornare rinunciando alle dimissioni date e accettando una riconferma fino al prossimo Congresso, se l’attuale dirigenza unitariamente lo richieda.
Cambiare Segretario quando si sta in un Governo di solidarietà nazionale non ha ne significato ne può essere capito dagli elettori italiani con un conseguente disastro nelle prossime tornate elettorali, nazionali e locali.
Spetta all’attuale gruppo dirigente contrastare, giorno dopo giorno, le furberie di Salvini e della Meloni, ma anche di Grillo e di M5S, così come le “sardine” fecero un paio di anni fa all’epoca del primo governo Conti. I dirigenti, uomini e donne, di un partito sono i soli responsabili del suo successo o del suo insuccesso.
