Il programma di sviluppo industriale presentato da Bonomi sembra essere stato scritto cinquanta anni fa. E’ la politica che gli industriali hanno goduto attraverso molti governi della DC e dei craxiani e poi con Berlusconi per venti anni;
una politica che ha permesso la conservazione di una burocrazia inefficiente incapace di controllare, il mancato adeguamento degli uffici statali ai livelli della Germania o della Francia o di altri paesi europei minori, una concentrazione industriali al nord dell’Italia attraverso sempre efficienti e nuove linee di comunicazione, il mancato sviluppo di linee veloci di comunicazione nel sud d’Italia e la conseguente mancata creazione di poli produttivi. E a Bonomi tutto questo non basta, vuole una scomparsa dei sindacati e la libertà di licenziare come e quando li pare, ritornando al concetto di una mano d’opera in condizioni di schiavitù.Ora un programma simile dimostra che chi lo ha scritto e infiocchettato con espressioni dolciastre non è un imprenditore che si è fatto da se, ma eredi incapaci di aziende che non riescono neanche a tenere più in piedi con lo sviluppo tecnologico e informatico e con l’evoluzione del mercato in globale.
Bonomi dovrebbe dimostrare di essere un leader capace, guidando la trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici e portandola a conclusione con un accordo che soddisfi le necessità delle parti. Ma non crediamo che sia capace.
Chiudiamo ricordando a Bonomi che grandi imprenditori italiani e non italiani hanno capito che la redistribuzione più giusta del reddito fra imprese e lavoratori e il riconoscimento della dignita umana e sociale dei lavoratori rende più forte le aziende permettendo di eccellere.
