Oggi i costruttori di auto piangono una crisi delle vendite la cui responsabilità grava su di loro. Una delle caratteristiche della vendita è che il prodotto sia usabile, cioè che vi sia il combustibile per farlo funzionare, se ne conosca il prezzo, sia di facile e di rapido reperimento, vi sia la certezza di una normativa nazionale o europea che
stabilisca i requisiti necessari per ridurre l’inquinamento atmosferico e garantisca, nel rispetto di questi limiti, la possibilità di circolazione per diversi anni, (dai cinque ai dieci anni)Non compro una macchinetta per fare un caffé, se non esiste il caffé o le capsule, se non conosco il loro prezzo, se vi sono difficoltà legislative nell’uso del caffè domestico. Cosa è invece avvenuto sul mercato produttivo? Poiché nel tempo un motore elettrico costa un quarto di un motore a scoppio, si sono gettati nella produzione di macchine con motori elettrici, accettando e in qualche caso affiancando le campagne ideologiche che le imprese produttrici di elettricità hanno finanziato e riportato nei loro siti, per predisporre le popolazioni a sostenere come avviene in Italia con voci ingiustificate in bolletta luce, un maggior costo che li permetta di espandersi, compito che dovrebbe essere degli azionisti o dello Stato.
Così il mercato si è fermato.i potenziali clienti auto, preferiscono tenersi i mezzi che hanno, (in Italia un parco macchine molto vecchio), piuttosto che buttare i soldi per un prodotto che non sanno se potranno alimentarlo e a quale costo per le auto elettriche, e per quelle a benzina o a metano o a gasolio, se potranno usarle e fino a quando, nelle città a seguito ordinanze anti inquinamento diverse, secondo provvedimenti comunali o regionali.
Forse sarebbe il caso che i produttori europei inizino una trattativa con l’UE per fissare i limiti di CO2 e di particolato validi su tutta la zona EU con possibilità di modifica quinquennale e concordino per una facilitazione per una progressiva sostituzione dei parchi macchine ultra decennali. A quel tavolo dovrebbero essere determinati anche i tempi di aumento della produzione di elettricità nei vari paesi. Infatti le società elettriche, Enel per l’Italia, affermano ma non portano elementi di prova, che possano sostenere una maggiore richiesta di elettricità sulla rete, ma la sostituzione delle centrali attuali a carbone in centrali a gas, non aumenta la quantità di elettricità prodotta e la nascita di nuove centrali richiede tempi medi dai tre ai cinque anni.
