Il nuovo Presidente della Confindustria è l’espressione di industriali del nord, già favoriti dalla posizione locale di collegamento rapido con l’Europa, che non accettano, Covid a parte, cambiamenti dovuti alle nuove tecnologie e vogliono sfruttare la loro posizione di privilegio a danno delle imprese del centro e del sud svantaggiate da una rete stradale e ferroviaria che non facilita i collegamenti con l’Europa, ne per uno sviluppo per il mercato interno.
Agli imprenditori del centro e del sud il compito di creare una loro Confindustria
capace di aiutarli, dialogando con il Governo, incoraggiando uno sviluppo delle comunicazioni con l’Europa e con le altre regioni, che li metta allo stesso piano favorevole che hanno le imprese del nord.
Oggi molti stati europei hanno capito l’importanza della guida statale per espandere le capacità delle imprese, e molti imprenditori stranieri si sono accorti che ambiente e tecnologia vanno di pari passo e che è necessario una parziale redistribuzione degli utili aziendali anche con i lavoratori che concorrono al successo dell’impresa.
Norme di tutela dei lavoratori, riduzioni dell’orario di lavoro, guerra al lavoro in nero e alla evasione fiscale, rispetto per l’ambiente, sono i nuovi termini per uno sviluppo industriale e imprenditoriale che una Confindustria accorta dovrebbe curare e non calpestare.
Solo in questo modo l’economia dell’Italia, dal nord al sud, può rifiorire in tempi brevi e non fare la guerra ad un Governo che, fra cose buone e cattive, marcia in maniera positiva e che per alcuni anni ancora è il meglio che può guidare l?Italia.
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