La ricerca scientifica dovrebbe affrontare un tema che deriva dalla scoperta della presenza del C19 nel particolato, verificando eventuali conseguenze e legami con la presenza contigua di allevamenti e culture e fabbriche. e le sue conseguenze su agricoltura e allevamenti.
Capiamo le pressioni che già emergono per confinare la ricerca in questi settori, ma sia ad Wuhan sia in Lombardia e Veneto, allevamenti, agricoltura e industrie operano in spazi contigui e in alcune zone sono integrati.
Ora se confermata la integrazione della molecola del C19 nel particolato, sostanza che la natura da sola può emettere, se il particolato è accresciuto dai fumi delle industrie, la sua presenza non solo si fa più estesa ma anche copre come l’analisi dell’inquinamento locale dimostra, zone sempre vaste di territorio e ricade per fatto naturale su i terreni e sulle coltivazioni. Il che porta il consumatore di frutte e ortaggi ad assorbire sia il particolato in esse contenuto sia un eventuale virus in esso incorporato.
Ora la prudenza consiglia, in attesa di una risposta scientifica, a programmare distanziamenti obbligatori zonali maggiori fra zone industriali, e le coltivazioni e allevamenti tenendo conto della quantità di particolato presente annualmente nell’aria.
Anche per il normale virus influenzale occorrerebbe fare ricerche analoghe per analoghi possibile contaminazione.
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PENSIERO POLITICO CATTOLICO
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martedì 5 maggio 2020
#politica #ambiente Incompatibilità fra @allevamenti,@agricoltura e@ industrie
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