Il Governo del Presidente, nei vari stati dove è applicato, ha dimostrato tutti i suoi limiti non solo democratici, ma anche di sviluppo economico e sociale in un mondo dove la programmazione delle politiche nazionali e internazionali può essere espressa e verificata attraverso algoritmi.
Moltissimi sono gli Stati con forma presidenziale, come gli Stati Uniti, la Russia il Centro America e il Sud America, larga parte dell’Africa, la Turchia, la Siria, l’Egitto ecc e in Europa di alcuni stati come Francia, Portogallo, Romania, Ucraina e altri stati minori.
Dai nomi dei paesi che leggiamo non ci sembra che in questi Stati, salvo poche eccezioni in particolare in Europa, il sistema dia buoni risultati, anzi la maggior parte sono espressioni di Paesi in continua rivolta o con crimine organizzato, come nell’America centrale e meridionale, o con dittatorelli locali, dove la legge e il rispetto dei diritti del cittadino non è certo tutelato. Ne da un punto di vista economico la situazione è migliore dato anche l’alto numero di veri poveri presenti.
Perché il sistema Presidenziale non funziona ? Perché la politica è l’arte di equilibrare nel limite possibile in un dato momento, le necessità economiche e sociali dei cittadini, sia sostenitori del governo sia oppositori. E questa capacità di equilibrio è o dovrebbe essere la forza unificante del Paese. Le diseguaglianze economiche eccessive sono elemento continuo di crisi dei mercati e della produzione, e un governo presidenziale è portato a sostenere le forze economiche dominanti per conservare il potere su una massa di cittadini senza o con reddito insufficiente per vivere.
Gli antichi romani, geni anche della politica ,per i primi quattro secoli circa di conquiste e di espansione economica e sociale lo avevano capito, e erano ricorsi alla nomina dei consoli, che venivano sostituiti solo in momenti di gravità dal un dittatore simile ad presidente temporaneo.
E con la creazione dell’imperatore nei successivi quattro secoli circa, dopo un periodo di rafforzamento delle conquiste, già dal secondo secolo dopo Cristo cominciarono a vacillare aumentando ribellioni interne e esterne, decadenza economica, fino alla triste caduta finale.
Oggi in cui viviamo in un mondo globalizzato nel commercio e nella produzione, non per scelta ma a seguito della introduzione ed evoluzione degli strumenti informatici, il Presidenzialismo diventa un elemento di staticità dell’economia e delle situazioni sociali.
L’altro termine elettivo che porta conseguenze analoghe al presidenzialismo è il sistema elettorale maggioritario in qualunque forma adottato, perché comporta una inelasticità politica che non può essere corretta da chi la utilizza, con stagnazione del sociale e con una politica economica che non può tenere conto, per ragioni elettorali, delle variazioni apportate dallo sviluppo delle tecnologie e quindi rapidamente porta ad una stagnazione economica e a un precipitare delle condizioni sociali.
Il tanto disprezzato sistema parlamentare e il sistema proporzionale nella assegnazione dei seggi, ha in se un costante principio di sopravvivenza: fotografa le divisioni politiche che spesso sono divisioni economiche presenti nel Paese, con la necessità continua di mediare in vari modi fra le varie rappresentanze politiche e quindi ha l’elasticità di adattarsi meglio al variare della produzione e dello sviluppo tecnologico e alla necessaria correzione continua circa la ripartizione del reddito nazionale.
Forse un domani ai partiti si chiederà non di presentare un programma di promesse di risolvere tutto, ma un programma convalidato da algoritmi che individuano i risultati e le conseguenze a breve e a medio termine. Come già avviene nella programmazione e decisioni di coloro che operano nelle Borse finanziarie.
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