L’Emilia-Romagna
si può dire che è stata la patria del socialismo italiano. Pietro
Nenni, Bruno Buozzi, Fernando Santi, Camillo Prampolini sono nomi
socialisti più noti di questa terra. Ma è anche stata la patria del
fascismo con Benito Mussolini, nato a poca distanza dal paese dove è
nato Nenni.
Nenni
e Mussolini erano amici che per alcuni anni hanno percorso la stessa
strada socialista, poi Nenni ha scelto di continuare a combattere per
gli sfruttati, contro gli sfruttatori, agrari e borghesia dell’epoca,
mentre Mussolini ha scelto di seguire la strada della conquista del
potere, aiutato e sostenuto finanziariamente, proprio da quelle
classi che Nenni considerava “sfruttatrici”.
Mussolini
ha prima gettato l’Italia e gli Italiani in una guerra che ha
causato un milione e passa di morti, fame e sofferenze per poi, sfiduciato dal Gran
Consiglio Fascista, ha tradito l’Italia accettando di affiancare la
Germania di Hitler ( nazismo) con un minimale esercito che i nazisti
con disprezzo utilizzavano prevalentemente per le stragi di italiani.
Nenni
invece scelse il carcere, le botte, il confine per continuare il
cammino del socialismo italiano che dall’ottocento in poi, con
società di mutuo soccorso e con cooperative ha aiutato gli sfruttati
a trovare una difesa ed un riscatto.
Domenica
gli emiliani e i romagnoli voteranno non per due soli nomi ma per
scegliere fra la strada mussoliniana perseguita da Salvini o per la
strada del socialismo libertario e democratico che Nenni, Buozzi,
Santi e una schiera lunga di compagni hanno tracciato e difeso e che
continua con Bonaccini, Presidente Regionale uscente.
La
sua rielezione o la sua sconfitta ci dirà se l’Emilia Romagna
vuole continuare nella tradizione libera e democratica del socialismo
o scegliere la strada mussoliniana che ha portato e porta al disastro
politico ed economico.
