Anche un evento negativo può dare indicazioni per una soluzione positiva. La vittoria della Lega di Salvini e il suo innegabile successo personale ci dicono che il 34-35% dei suoi votanti, più il 6-7% dei Fratelli d’Italia, ( per un totale 41-42% dei votanti) ha contro il 58-59% dei rimanenti votanti, divisi in vari partiti, ma innegabilmente contrari alla politica salviniana. A questi c’è da aggiungere il numero dei non votanti e quindi non favorevoli anche alla Lega che si aggira a circa il 30% degli elettori.
Quando Salvini dice che ha il consenso di dieci milioni di italiani e quindi vuole comandare lui, si scorda che più del doppio dei suoi elettori è contro di lui e non approva il suo operato.
Bannon e i suoi collaboratori hanno creato un Salvini figura di cittadino qualunque, che fa presa con le sue promesse su problemi complessi, come un “bar-leader” che li semplifica con proposte risolventi facili facili.
Ma purtroppo i problemi complessi di un paese non sono risolvibili con soluzioni semplici; ne sanno qualcosa i sindaci più responsabili e capaci delle zone terremotate che hanno, senza inutili proteste, realizzato soluzioni temporanee valide ma difficili. Questa è la realtà della vera politica che sa portare per tappe, a risultati consolidati per i cittadini.
Ma Bannon e i suoi con Trump avevano una persona con capacità imprenditoriali che ha dimostrato ampiamente cacciandoli dal suo staff, ma le capacità di realizzazione di Salvini dove stanno ?
Il suo curriculum lo vede sempre impegnato nel suo partito prima sulla scia di Bossi e poi quella di Marroni e di certo è un cattivo amministratore dato che non sa dove sono finiti i 49 milioni illecitamente presi dal suo partito.
Nei prossimi mesi, dopo il successo, gli italiani potranno constatare come realizzerà le tante promesse fatte per l’ Italia e l’ Europa e a settembre potranno giudicare meglio a chi dare il voto per poter avere un governo che riporti di nuovo l’Italia fuori la crisi economica in cui Lega e Cinquestelle l’hanno rifatta piombare e permetta di riprendere la posizione internazionale che l’Italia ha sempre occupato dal dopoguerra in poi.
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