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sabato 1 giugno 2019

#politica#partiti#futuro -Elezioni come lo "svitoil"

Le elezioni per l’Unione Europea sono state in Italia come lo “svitoil”: hanno sciolto alcune linee politiche bloccate, hanno liquefatto qualche politico arrugginito, hanno svelato cosa piace agli italiani.
   Per i cinquestelle la fase di fabulatori è finita. Grillo, Di Maio, Di Battisti e soci hanno perso la fiducia degli italiani  che speranzose giocano alle varie lotterie  ma a quella di Grillo non credono più.
   Per Forza Italia è arrivato il momento decisivo: o Berlusconi si mette da parte e fa il consigliere saggio e il finanziatore generoso, o dovrà venderà la squadra come ha fatto con il Milan. Deve avere fiducia nei pochi politici validi che ha:Musumeci, Carfagna, Gelmini , Bernini , Tajani, e pochi altri, lasciandoli condurre, il partito per farne un partito serio del centro destra. La tattica di Berlusconi di attaccare Salvini attacando Di Maioi è stata perdente.
La partita Berlusconi-Salvini è finita per 0 a 3 . La rivincita  potrà essere per FI nel prossimo campionato ma senza “capitan berlusca” e lasciando che i “sorci” dalla Liguria o da altre città scappino, tanto non servono.
   Il PD è finalmente rientrato a pieno titolo nel campionato politico. Una vecchia squadra che ha molti meriti anche sulla questione morale che l’ha toccata solo ai margini e che finalmente ha fatto cessare le litigate interne e ha capito che il marxismo come linea politica è morto nel XX° secolo e oggi i progressisti devono costruire una nuova politica sociale in cui devono essere prese in considerazione tutti i gruppi e realtà sociali  alla luce della rivoluzione tecnologica e informatica per giungere ad un equa e realistica distribuzione del reddito e di sviluppo del lavoro verso una piena occupazione.
   Infine la Lega e Salvini che hanno raggiunto il 34% degli elettori ma  hanno contro, escludendo Fratelli d’Italia, il 60 % dei votanti e il 30% degli elettori che non sono andati a votare.
Bannon ha diretto informaticamente molto bene Salvini che ha ottenuto un buon successo personale, ma ha creato anche un fronte di oppositori vario ma maggioritario.
Non scommetteremo su Salvini vincente perché non è ne un grande cervello politico, ne un imprenditore di successo.  E se non si è un politico capace ma solo un buon artista da spettacolo di successo, il successo rimane fino a quando gli elettori non si accorgeranno di essere stati ingannati una seconda volta, dopo le favole di Grillo.