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martedì 5 febbraio 2019

Una analisi economica di Bruno Bruner

Pubblichiamo il seguente articolo del dr.Bruno Bruner esperto economico, che sviluppa una sua teoria complessiva sul mercato.
I componenti del governo giallo-verde che sono divisi su tutto, a partire dalle rispettive basi elettorali, nel documento di programmazione economica sono volti ad affrontare alcuni dei problemi strutturali del Paese in fase di drammatica destrutturazione ?
           Sono consapevoli che le loro previsioni, quando è già confermata una nuova recessione, sono favole e che la BCE può stringere il cappio al collo, in ogni momento, bloccando l’immissione di liquidità e facendo salire lo spread alle stelle ?  Credo proprio di no !
La previsione ottimistica della BCE, confermata dalla BdI, di un tasso di crescita dello 0,6 per il 2019 , conferma che le condizioni reali del Paese non possono essere modificate con discorsi da balcone.
Il denominatore comune è l’annullamento della conflittualità salario/profitti sia nelle imprese che sul mercato del lavoro: Non è previsto nel “contratto” (leggi patto di governo), ma l’amalgama delle due componenti del governo è “pace sociale: vince il capitale /lotta di classe:vincono le masse “.
Al Nord la Lega garantisce distrazione sui crediti concessi alle imprese ed il miraggio della riduzione delle tasse.
Al Sud i 5 Stelle, in una condizione di estrema frammentazione  nelle aspettative, indicano la possibilità di una nuova ondata di liquidità per il sistema bancario per una politica di redistribuzione con il reddito di cittadinanza per i disoccupati, che viene sbandierato come “sconfitta della povertà “.
Ma di investimenti e politica salariale neanche l’ombra !
In termini più generali la base che sostiene questo vaniloquio accetta, come programma, le promesse del populismo che si presenta come “ne di destra ne di sinistra” ma che non affronta mai due problemi cardine:
1) I mezzi e i modi per concretizzare un processo di crescita.
2) I danni irreparabili delle ineguaglianze.
In termini generali , come dimostra la crescita dei titoli in Borsa, mentre è sempre più consistente l’ipotesi che il 2019 sarà ovunque di bassa crescita, è diffusa l’opinione che ci saranno nuove immissioni di liquidità da parte delle Banche Centrali.
Questa è una aspettativa ampiamente ed implicitamente contenuta nel DEF del 2019, anche se i numeri del fantasioso Tria (che passerà alla storia come lo sminatore delle bombe sanzionatorie  della Commissione conto i peccati previsionali del governo italiano) sono stati riportati a quanto stabilito dalla EU.
Ma perché alla BCE serve un governo che non governa e continua a portare l’attenzione su problemi che non hanno attinenza ne con prospettive di crescita, ne tanto meno con riduzioni delle disuguaglianze?
In primo luogo perché dall’Italia non vengono disturbi, solo minacce senza fondamento per una Italia exit. Nessuna iniziativa nazionale deve disturbare il manovratore, unico titolare per l’ammissione di moneta e censore di qualunque azione fiscale a livello nazionale che possa avere effetti redistributivi; il “calabrone deve continuare a volare “, anche se la struttura della EU continua ad essere una “grande promessa” mancata. Di unificazione del sistema fiscale, di unificazione del sistema bancario  e di condivisione dei rischi congiunturali nessuno più ne parla.
Il patto del governo giallo- verde è una garanzia assoluta per la EU al fine di continuare il suo cammino indisturbata senza altre minacce di exit all’orizonte.
Draghi ha detto che i tassi resteranno fermi fino a quando l’inflazione non sarà prossima al 2%. Questo, in modo indiretto, conferma una crescita intorno allo 0,6% e tutte le porte aperte per una eventuale severa recessione.
Sono queste alcune delle ragioni per le quali imprese e banche del nord possono continuare a sostenere la Lega perché garantiscono la protezione fiscale per le nicchie che esportano; e per i 5Stelle al sud, si vengano a creare aspettative di sostegno al consumo.
In altre note ho espresso l’opinione, a fronte delle previsioni da romanzo di Urania, del primo DEF giallo-verde, che era preferibile affrontare i rischi del deserto dei Tartari che perire nelle sabbie mobili della Commissione Economica della EU. Oggi confermo il mio giudizio.
Il ruolo dello Stato, nella gestione dei conti pubblici , non può essere la rinuncia a gestire le risorse nazionali sotto il vincolo del Fiscal Compact, ma quello di delineare le condizioni possibili per la crescita.
Questo è il suo compito istituzionale, con priorità assoluta per quello di riduzione delle disuguaglianze e di svincolo dal modello di produzione esclusiva per l’esportazione.
Ma per queste finalità il governo giallo-verde è in stallo nel vuoto assoluto, come dimostra la rapida riduzione delle previsioni del DEF a quelle imposte dalla Commissione Economica.
Questo è quanto al momento mi sembra rilevante.
Autore : dr.Bruno Bruner -29.01.2019