Il Guatemala è segnalato ancora oggi come uno dei paesi più pericolosi nel mondo. (vedere link su il Guatemala in fondo post).
E’ importante ricordare chi comanda in Guatemala per svelare chi paga Di Battista a piantare alberelli, e li garantisce la sopravvivenza fisica.
Per anni fino all’era Clinton, in Guatemala chi comandava era la Cia, che localmente ha vari grandi centri, con presenza in loco anche di “Berretti Verdi”. Compito della Cia era ed è quello di difendere gli interessi dei grandi latifondi per la coltivazione di frutte varie, di cotone, caffè ecc quasi tutte di proprietà della “United Fruit Company”, nonche di alcune industrie americane.
Dal Guatemala si possono controllare anche i movimenti in loco di molti paesi dell'America centrale che lottano contro lo povertà e la semi schiavitù dei lavoratori nei latifondi agricoli. La struttura messa in piedi dai fratelli Dulles e che ha operato in Cile, Columbia ecc è ancora viva e parzialmente dormiente.
Il Guatemala e anche paese di passaggio del traffico della droga (cocaina, metanfetamine, marijuana, eroina) verso gli Stati Uniti e il Canada, e quindi i Narcotrafficanti sono il secondo potere in Guatemala.
Il cartello di narcotrafficanti “Los Zetas” sembra controllare il 75% del territorio. Questo cartello è responsabile di migliaia di omicidi, sequestri, violenze di ogni tipo sia nei confronti della popolazione sia nei confronti di altri cartelli come Sinaloa, Golfo e minori. A Febbraio di quest’anno e stato preso il capo de “Los Zetas” ma l’organizzazione continua a dominare il territorio. I grandi guadagni di questi trafficanti servono per la corruzione della polizia e dell’esercito e investimenti nelle località turistiche e nel commercio, oppure nell’allevamento dei bovini nelle farm dei clan che si sono impossessate di centinaia di ettari nel paese. Ex presidenti, vice presidenti e ministri sono in carcere, spesso su denuncia degli americani, per corruzione con i trafficanti.
Terzo potere è l’esercito che detiene con piccole pause il potere governativo, con colpi di stato o per elezioni truccate. Ma possiede anche industrie, agenzie di controllo ed altri beni. Oggi è Presidente del Guatemala, il sig. Jimmi Morales, un attore comico come il nostrano Grillo, con alle spalle un partito di veterani militari con la storia dei loro genocidi, corruzioni e golpe militari.
Il popolo, indios, meticci ecc, NON HA POTERE, anche se esistono elezioni del Presidente e del Consiglio. Ma servono poco elezioni semi universali se vi è la possibilità di dirigere il voto con la violenza contro gli elettori o con ricatti a chi lavora o con quattro soldi corruttivi, come ai tempi di Napoli e Lauro. Tutti i poteri temono il formarsi di sparuti gruppi di resistenza, e spesso Cia, narcos e esercito reprimono con la forza anche l’associarsi dei lavoratori o chi chiede applicazione di leggi o giustizia sociale.
In questo paese così ridotto, Alessandro Di Battista devi rispondere alla domanda : chi ti paga?
Perché se sei dalla parte del popolo, non hai tempo per tenere su Facebook un sito dove ti interessi dei problemi italiani appoggiando e promulgando una ideologia del M5S che di certo si può considerare reazionaria e non avresti un permesso così lungo di presenza in questo stato.
Se ti paga qualche missione internazionale e/o Ong, perché non denunci lo stato in cui si trova il “popolo” (parola che piace al tuo amico Di Maio) come è dovere per una missione internazionale?
Se ti paga qualche Università per sapere tutto su che pensa e cerca di fare la popolazione locale (indios, meticci ecc ), allora sei coerente con il tuo vero credo politico, spietato e nemico di chi vuole veramente far uscire fuori dalla miseria e dalla schiavitù i lavoratori.
Allora Alessandro Di Battista, per chi lavori, chi ti paga ?
Note sul il Guatemala Wikipedia-Guatemala,aggiornamento del 8/9/2018,Richard Immermam:The Cia in Guatemala; Enciclopedia Treccani-Guatemala; Enciclopedia Sapere.it-Guatemala e infine il lik a Dialoghi Mediterranei:http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/per-le-strade-del-guatemala-una-conversazione-con-gerard-lutte/
