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martedì 23 ottobre 2018

#elezioni #politica @noisiamoilpd @Martina Il @PD e la lunga marcia da fare

Il PD e la lunga marcia da fare. 

        Era prevedibile che pur perdendo slancio Lega e 5MS continuassero ad avere credito fra gli elettori che vedono ancora atteggiamenti politici inconsueti  rispetto ai partiti di sempre, ma non hanno ancora provato sulla loro pelle le conseguenze.

         Così si conferma la perdita un poco contenuta, da parte del PD. di elettori di tutti i ceti che per anni hanno dato il loro lungo appoggio.
         Ma le crisi permettono, a chi non ha preconcetti, di capirne le ragioni.
         La colpa ingiusta data a Renzi, a Gentiloni , a Martina, ecc sono sintomi di una crisi di tutto il gruppo dirigente, dai segretari e direttivi di sezione ai dirigenti regionali e nazionali del PD e che ha avuto evidenza con alcuni fatti tristi degli anni duemila ed è continuata peggiorando.
         Crisi che si è tradotta nella convinzione  di tutta la sua classe dirigente che il consenso degli elettori fosse eterno stante la pochezza del berlusconismo, e conseguentemente a portato a continuare una politica basata su analisi e rivendicazioni del passato, e che non costruiva  un futuro diverso che tenesse conto delle nuove realtà sociali e d economiche.
          Segnali si sono avuti:  la caduta per iscritti e rivendicazioni del sindacato CGIL che come forza di iscritti gli erano rimasti ...i pensionati. Non aveva capito e non  ha capito i nuovi problemi sorti da una produzione nazionale e internazionale in cui sono mischiati vecchi problemi dei lavoratori più deboli  e  nuovi problemi di categorie produttive nuove.
          Segnali ulteriori si sono avuti quando Renzi ha conseguito il successo elettorale del 40%. Un successo che era il segnale che gli elettori volevano una nuova cultura politica che volgesse ad un futuro di cambiamento.
          Un successo che per altro verso era totalmente ingiustificato. Infatti la classe dirigente esistente non era certamente, ne una classe preparata per il presente, ma solo una classe anziana legata al passato che credeva possibile applicare al futuro teoremi e vecchie strategie obsolete e quindi incapace di prospettare nelle regioni e nelle città e nei posti di lavoro e nel paese tutto, una nuova cultura politica di cambiamento.
         Anche in questo la riprova: le lotte interne inutili e dannose per chi le ha fatte e per il partito tutto che hanno allontanato tanti elettori del partito, molti dei quali passati negli astenuti dal voto.
         Allora vediamo come in situazioni di sconfitta si può iniziare la risalita sapendo che ci aspetta “una lunga e impegnativa e disciplinata  marcia”.  Vi parteciperanno chi se la sente di scendere tutti i giorni a parlare con la gente nei posti più frequentati, non di mille argomenti ma di un solo problema, quello che quel giorno è più sentito e denunciato dalla gente indicando cause e soluzioni, con distribuzione di brevi e chiari volantini o analogamente partecipare giornalmente nel web con post o con commenti, mai insultanti, ma che mettano in risalto le contraddizioni e le conseguenze delle posizioni dei vincenti, proponendo nuove soluzioni reali e indicando le conseguenze.
          Questo si chiama fare cultura politica. E vedremo crescere nuovi giovani politici da sostenere anche con una scuola di preparazione del PD, che porteranno linfa nuova sostituendo sia chi se ne è andato e non merita rientri senza fare autocritica, sia chi è ormai stanco e anziano.
          Vie meno faticose non portano che al perdurare della sconfitta.
          Occorre scrivere un nuovo futuro con i cittadini italiani, basato sul presente, ascoltando e partecipando alle mille e mille  micro realtà della società attuale, denunciando e prospettando soluzioni per i loro problemi, lottando insieme a loro. .
          Martina e Renzi ed altri lo hanno capito, avanti con chi ci sta per questa lunga marcia, e senza rimpianti, addio a chi non ci sta.