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martedì 7 agosto 2018

#stampa #politica#governo Travaglio e la pubblicità

        Oggi il sig. Travaglio esce fuori con un altro articolo in cui chiama Berlusconi "lo squalo" e lo accusa di volersi mangiare tutta la pubblicità come Mediaset.
        E tira in ballo Foa, un giornalista che certo non brilla di una luce tale che gli altri possano riconoscere un maestro equilibrato e all'altezza di dirigere un azienda economicamente grande come la Rai.
        La verità in una economia libera (il mercato) è totalmente diversa.
        La pubblicità è un bene che costa. Non si dà la pubblicità di una azienda ad un giornale i cui lettori per varie ragioni, economiche o ideologiche non compreranno il prodotto.
        Oggi poi si può sapere,in maniera migliore di ieri, grazie all'uso del web, le tendenze per gli acquisti di un prodotto  rispetto ad altri prodotti, di un gruppo sociale o economico, in maniera molto più sicura di quanto possano essere i sondaggi politici, che l'abile Travaglio, un giorno si e un altro no, ci sbandiera interpretandoli a suo piacere ed utilità.
       Questo a dimostrazione che un giornale non è uguale ad un altro, una tv non è uguale ad un altra, ma ognuno ha caratteristiche di gradimento diverso e quando un azienda compra una pubblicità (i costi sono un poco salati), ha necessità che il suo investimento renda.
        Per chi ha memoria, alcuni giornali politici anche interessanti hanno dovuto chiudere (come L'Unità ecc.. ) perché non avevano pubblicità.
        Travaglio, Travaglio, mi spiace che il Fatto possa chiudere perché i costi non coprono le entrate, ma questo è anche dovuto alle capacità imprenditoriali maggiori o minori di chi lo dirige.