Poichè il costo del gas come quello del petrolio sono saliti e per qualche anno non scenderanno, così come è cresciuta la penalità sulla emissione di anidrite carbonica occorre in Italia correggere alcune voci anomale che gravano sulle relative bollette dei consumatori.
La voce più pesante che non riguarda la materia prima presente sulle bollette e la voce “ Spesa per il trasporto e la gestione contatori” Detta spesa che è entrata con tale voce con una legge dell’anno 2000 è praticamente determinata dai padroni delle reti di distribuzione elettrica e del gas e si è ingrossata negli anni contro ogni logica dando utili altissimi come si vede nei bilanci alle società proprietarie e non a caso le maggiori, che controllano il mercato, sono di proprietà Eni e Enel.
Se volessimo ragionare in termini gestionali dovremo dire che i costi di ammortamento di queste reti con gli anni si dovrebbero abbassare perché si ripagano i costi iniziali e solo le spese di ammodernamento e di ampliamento dovrebbero crescere.
Se si ragiona invece nei termini della proprietà delle reti, il maggior introito che si riceve è un maggior guadagna di utili da distribuire agli azionisti e "fin quando c’è teniamocelo".
Questa voce grava sul costo delle bollette dal 30% al 40 % circa.
E’ giunto il momento che lo Stato controlli e determini l’entità reale di questa voce che in base a calcoli indiretti e approssimati(per evidenti ragioni) non dovrebbe incidere oltre il 8-10 % del costo della materia prima.
Ricordiamo che molti anni fa nel settore telefonico venne ricalcolato il costo di una comunicazione telefonica con un ribasso di oltre il 50%.
Ci auguriamo che la riforma delle tariffe che il Governo ricalcolerà, faccia giustizia di questa voce “spese per il trasporto e la gestione dei contatori” portandola ai valori minimali reali.
Per l’ampliamento delle reti e il loro ammodernamento è normale ricorre alle emissioni di azioni o di obbligazioni e non a gravare sul costo del servizio.
