In Italia da decenni la Confindustria e gli imprenditori hanno dei vantaggi che non sono presenti in molti altri paesi europei e che ia pongono in posizione possibile di violenza economica e contrattuale
nei confronti dei lavoratori, del fisco, facilitando truffe e riciclaggio, cioè alterando le condizioni di mercato.Proprio in questi giorni sono venuti alla luce fatti gravissimi da parte di imprese sparse in tutta Italia su cui la Confindustria sembra far finta di non accorgersene e infatti non interviene richiamando le imprese tutte, ad operare con correttezza contrattuale e fiscale e con senso sociale.
Abbiamo letto sciocche affermazioni, anche dal sig. Salvini capo della Lega e possibile capo della destra italiana, che affermano che il reddito di cittadinanza impigrisce i lavoratori saltuari che fra lavori pesanti pagati meno o pari al reddito di sussistenza non accettano di farsi sfruttare come una volta. E, ciliegina sulla torta confindustriale, il Sig. Salvini dichiara che una paga di 600 euro mensile basta per vivere. Ma lui non ha mai lavorato sotto padrone e viene da una famiglia di reddito medio alto e che fra imprenditori e lavoratori lui pensa e sostiene più i padroni perché hanno i soldi, motore anche dei partiti.
Occorre in Italia una riforma delle società commerciali, cominciando con lo stabilire attribuzioni di appalti solo ad imprese il cui capitale sociale deve coprire almeno il 50% dell’entità dell’appalto ricevuto.
Per le imprese spa oltre ad un aumento del capitale sociale minimo attualmente previsto, occorre che quando esse operano in opere pubbliche di interesse nazionale, lo stato abbia una partecipazione con diritto di controllo su compensi ai dirigenti e sulla distribuzione degli utili.
Per le imprese con più di 50 lavoratori, in caso di dichiarazione di riduzione del personale per qualsiasi motivo, può essere valido che impresa e governo possano concordare una riduzione dell’orario di lavoro senza riduzione del salario, pagando lo Stato all’impresa la differenza fra lavoro a tempo pieno e lavoro ridotto, mentre l’impresa si impegna a ridurre gli stipendi dei dirigenti e a non distribuire utili. In caso che l’impresa chiuda e licenzi i lavoratori dovrà restituire le differenze salariali che lo Stato ha pagato.
Per i lavoratori a tempo determinato occorre che tutte le imprese indichino annualmente preventivamente il numero di assunzioni, il compenso orario, e la durata dei contratti ottenendo, se rispettano o ampliano le assunzioni, una facilitazione fiscale che sarà proporzionale al rapporto fra assunti a tempo determinato e assunti a tempo indeterminato e se nell’anno successivo assumeranno a tempo indeterminato una parte degli assunti anno precedente a tempo determinato.
Sembrano queste proposte limitative della libertà dell’impresa ? Ma esse sono già presenti in alcuni stati capitalisti dell’Unione Europea e permettono uno sviluppo del mercato senza grandi tempeste e allontano dal mercato le imprese fraudolente e l’evasione fiscale.
