Nella morte di Orlando, un giovane perseguitato da codardi bulli, abbiamo scoperto la vita di un giovane forte, che per anni è riuscito a sopportare una persecuzione continua ed ingiusta di giovani e meno giovani che lo hanno insultato, calunniato, schernito ma non sono riusciti ad abbatterlo..
Ha saputo rispondere coraggiosamente nella sua breve vita, a tanta cattiveria, con il sorriso di un bravo ragazzo anche nei confronti di chi lo scherniva, senza ricorrere ad una giustificata violenza che poteva fare fisicamente su i suoi persecutori.
Vediamo in lui la figura di un martire lapidato. Sapete perché alcuni popoli ricorrevano alla lapidazione? Perché con la lapidazione non si identificava l’ assassino, e perché con la lapidazione i partecipanti non si sporcavano del sangue del lapidato, diventando impuri. Chi lapidava era quindi, diremo oggi, un vigliacco, un pauroso che si nascondeva nel fatto collettivo per paura di avere delle conseguenze.
Tutti gli attuali bulli, praticano una violenza fisica o verbale, solo perché hanno paura di essere in fondo con gli stessi problemi del perseguitato. Se colpite fisicamente un bulletto, avrete il piacere di vedere nei suoi occhi prima il dolore di essere stato colpito, poi subentrerà nei suoi occhi la paura e cesserà di aggredire, se è solo. E se è con un gruppo lo vedrete indietreggiare e lasciare agli altri il compito di colpire, anche se nel gruppo comincia ad entrare la paura di essere colpiti.
L’ultimo atto di bontà di Orlando è stato il suicidio, per impedire che la violenza sessuale minacciata nei suoi confronti si compisse coinvolgendo i suoi cari in un dolore più grande.
Suicidio non come fuga, ma come salvezza delle persone a cui era legato. Siamo certi che Dio ha accolto fra le sue braccia paterne questo giovane martire, come ha accolto e accoglierà sempre i martiri delle lapidazione umane.
