Dopo avere accusato per mesi insieme alla Meloni e ai suoi Fratelli (di chi?) d’Italia che i partiti sostenitori del Governo Conte fossero legati alle poltrone governative,
Ora è Capitan Salvini, detto il “piccolo Trump”, che guida all’arrembaggio delle poltrone governative dei sottosegretari gli uomini della Lega, scegliendoli fra i suoi più fidati seguaci, al di fuori della considerazione delle loro qualità. Un esercito di sottosegretari che più che avere lo scopo di affiancare il Governo, sembrano che debbano rallentarlo o addirittura fermare. Insomma una edizione moderna del “cavallo di Troia”.
La Meloni invece è stata più coerente ma non corretta. Non è entrata al Governo in cui non crede ed è rimasta all’opposizione, ma non ha il coraggio di denunciare la corsa alle poltrone dei sottosegretari della Lega; poverina sembra soffrire di una cecità politica nei confronti della Lega, e “popolarmente se dice che è cecata”.
Non ci si aspettava che un Governo di unità nazionale avesse bisogno di ben 39 sottosegretari per accontentare la Lega compartecipe al Governo. Ritenevamo piuttosto che la formazione governativa fosse necessariamente più agile per meglio e più rapidamente esprimere la necessaria opera di riforma. Non vediamo con questa “ciurma” una navigazione tranquilla e duratura. Ma Draghi, con la sua dura esperienza alla BCE, sembra capace di tenere la navigazione secondo gli obbiettivi prefissati.
