Parlare di Charlie Hebdo non è facile per il tanto sangue che ha causato la sua cosidetta “satira(?!)” e la follia omicida di esaltati fanatici dell’Isis. Occorre avere il coraggio di esprimersi su quello che è la satira, che deve essere distinta
dall’insulto, dalla calunnia, dalla blasfemia o da un operazione commerciale.Si, perché se la vera satira ha alcune caratteristiche nella sua costruzione e nella storia, queste la distinguono da altri strumenti letterari. Innanzitutto la sua costruzione: parte da un evento, un discorso, un azione, un atto politico, cioè da un fatto concreto che contiene una contraddizione, che con un associazione di idee, se ne risalta la parte ridicola della contraddizione. Un maestro attuale della recita satirica è Crozza e maestri sono i suoi collaboratori nella costruzione satirica su eventi veri, per uno spettacolo che fa sorridere anche chi lo subisce.
Questa di Crozza e dei suoi collaboratori pur facendo ridere o sorridere, colpisce i potenti, politici o vip, le usanze di moda e i costumi decadenti di una società o individua ingiustizie sociali,fino alle forme più drammatiche delle tribolazioni di popolazione o le discriminazioni di genere. Ed è questo modo di fare satira che non piace ai potenti perché mette in luce la vera essenza dell’atto o azione o costume che si critica.
Profondamente differente è l’insulto, la calunnia o lo scherno non di un fatto o di un costume, ma di un personaggio o di una idea politica o religiosa. E un modo normale di operare di molti politici contemporanei e di ogni epoca e dei loro sostenitori, che non fa ridere ma serve solo per eccitare squilibrati seguaci e provocare una reazione che porta persone esaltate a commettere stragi criminali e senza senso, che altrimenti non commetterebbero.
Abbiamo sentito gridare “libertà della stampa!” . Ma coloro che lo gridano, se fossero stati calunniati o insultati da un “giornale” sarebbero ricorsi subito ad un giudice per difendere la propria onorabilità. Si contro gli insulti e la calunnia vi è quasi ovunque una tutela giudiziaria e in molti paesi è un reato penale.
La “libertà della stampa e del pensiero” è un’altra cosa. Se denuncio in un articolo veri atti in frode alla legge o ai cittadini da chiunque commessi e l’autore viene censurato o bastonato, arrestato, minacciato, imprigionato o assassinato, allora si che la libertà di stampa e di pensiero è violata, negata, impedita. A conferma quasi un centinaio di giornalisti, negli ultimi venti anni in tutto il mondo, hanno pagato con la vita i crimini denunciati
No, i vignettisti di Charlie Hebdò non appartengono al mondo dei giornalisti martiri anche se sono stati uccisi ingiustamente. Martiri sono state le tante vittime civili che i disegni di Hebdo hanno procurato . Se si rivedono le vignette su Maometto, su il Papa e preti, sui morti del terremoto e del Covid in Italia e infine su Erdogan, è chiaro che la satira è intesa come insulto nei confronti di una persona o dei seguaci, nel presente e nel passato, di una religione in cui credono, sperano, soffrono e ne sono consolati. Proprio dall’ultima vignetta su Erdogan che è costata molti morti, si può capire la differenza fra satira e insulto. Se avessero disegnato Erdogan, con i morti da lui voluti, sia all’interno della Turchia, sia fra i Curdi in Siria o per l’aiuto che ha dato all’ISIS, allora non ci sarebbero state reazioni, perché sarebbe stata una rappresentazione della tragica realtà Medio Orientale. Invece averlo presentato in atti sessuali supposti,ma non provati, ne ha fatto una vittima con le seguite tragiche conseguenze
Lascio a chi legge il compito di cercare le vendite di Hebdo prima e dopo le vignette satiriche e le ristampe fatte, per un giornaletto che abitualmente non interessa se non un numero piccolo di lettori.
