Abbiamo letto tutti, la mostruosa iniziativa di porre sulle tombe dei non nati, oltre ad un nome inventato per il feto, il nome e cognome della madre. Ora dare sepoltura ai non nati, ovvero al feto, è una giusta espressione di quella “pietas” che è il rispetto per un corpo di un essere, formato o non formato, che la specie umana sente per i suoi simili,
a differenza del mondo animale. Ma lo stessa “pietas” ci guida al rispetto anche della donna che ha cresciuto il feto nel suo corpo e che per cause naturali o sociali, sente la necessità di non portare a compimento questa crescita. La legge, permette l’interruzione della gravidanza secondo certi parametri fissati, attribuendo alla gestante la decisione in merito.Ora questa normativa può non essere gradita a questa o a quella religione che non pongono sullo stesso piano l’umanità presente nel nascituro e nella gestante, ma considerano la gestante quale strumento o macchina riproduttrice, privandola dalla sua volontà che è determinata da problemi sanitari o sociali. E questo tipo di valutazione è ben lontana dalla misericordia divina e dalla libertà decisionale che il Creatore ha dato all’ uomo e alla donna in quanto “creati a sua immagine e somiglianza”.
Nell’aspetto giuridico coloro che hanno messo in piedi questa crudele rappresentazione rispondono di una serie di reati, alcuni perseguibili d’ufficio e altri su querela. D’ufficio sono i reati penali connessi con la violazione del segreto di ufficio come funzionari pubblici a conoscenza del nome della partoriente e il reato di vilipendio alla tomba, in quanto indicato sulla stessa il nome di un vivente a scopo denigratorio. Perseguibili a seguito di querela di parte è il reato di stalking per lo scopo persecutorio e di vendetta nei confronti della madre che ha nel rispetto della legge ricorso all’ aborto
Ci auguriamo un rapido intervento di ufficio della magistratura per scoraggiare questo tipo di crimine persecutorio, prima che i cimiteri italiani si trasformino da luoghi di pace sacrale in luoghi di contesa .
