Il Covid ha mostrato che non si può avere un solo grande polo produttivo al Nord d’Italia. Temiamo che ha settembre il Covid riprenderà forza al nord facilitato dal clima, dalla densità e la contiguità fra industrie e allevamenti, dall’inquinamento atmosferico.
Creare altri poli industriali e altri poli di allevamenti sparsi in Italia centrale e in Italia meridionale presuppone la creazione di una rete di comunicazione veloce e ben ramificate che occorre avviare da subito per averla in funzione fra qualche anno.
Ma intanto si può avviare una rete aerea di trasporto che colleghi ai centri di sviluppo in Europa e ai grandi porti internazionali.
Vi sono già oggi regioni con poli agricoli su cui puntare per uno sviluppo di tecniche agricole avanzate che abbassino i costi e diano prodotti di qualità, così come vi sono regioni con allevamenti di animali da carne già abbastanza promettenti da sostenerne un ulteriore sviluppo qualitativo e sanitario.
Creare accanto aeroporti destinati al traffico merci o ingrandire ed adattare quelli esistenti richiede tempi più rapidi di linee di comunicazione veloci stradali e ferroviarie.
Per la Sicilia alcuni rafforzamenti portuali e la via aerea merci sono le migliori vie di collegamento con l’Europa. Per la Sardegna unica via è e rimane quella aerea.
Ci auguriamo che nel piano di sviluppo che il governo sta tracciando vi sia la creazione di nuovi poli industriali, agricoli e di allevamento in tutte le regioni italiane.
Un altra fermata produttiva dell’Italia per il Covid avrebbe effetti economici e sociali peggiori della passata fermata.
