L’uso delle sanzioni economiche per imporre una propria sovranità su un paese colpisce solo la popolazione più povera e debole del paese, mentre chi ha soldi riesce a sopravvivere così come coloro che guidano quel paese e rende ricchi i trafficanti internazionali che con varii accorgimenti riescono occultamente a trafficare merci. L’immoralità di questo tipo di sanzioni è analoga alla vendita dell’oppio alla Cina da parte del Commonwealth nell’ottocento.
Quanti morti innocenti hanno sulle spalle i governanti che attuano queste politiche, i loro sostenitori interni ed esterni e chi non ha il coraggio di condannarle oggi sui media !
Ma se queste colpe morali non bastano a far finire le sanzioni, chi attua sanzioni colpisce anche se stesso e il mercato del proprio paese e il mercato internazionale. Infatti la tanto decantata “libertà di commercio” viene alterata in tutti i mercati nazionali e internazionali, dovendo tagliare produzioni agricole o industriali, portando uno spreco di merci o un rallentamento allo sviluppo produttivo anche nei paesi che non le subiscono, ma accettano di attuarle.
Oggi un esempio di questo ritorno negativo delle sanzioni ai paesi che le impongono riguarda gli Stati Uniti. L’economia USA dopo la creazione di bolle economiche, indipendentemente dal Covid, queste bolle si stanno sgonfiando portando il paese verso una recessione che verso settembre- ottobre di questo anno inizierà a crescere e che il nuovo Presidente Usa dovrà affrontare e risolvere, riportando i rapporti internazionali al libero mercato con vantaggio di tutti i paesi e sopratutto permettendo una crescita economica rapida a chi saprà con la bontà dei prodotti e l’innovazione tecnologica estendere relazioni commerciali pacifiche.
