anno gli utili agli azionisti e limitino i compensi ai dirigenti.
La logica di queste disposizioni è chiarissima: chi si trova in difficoltà non può da una mano ricevere l’aiuto statale e dall’altra distribuirla ai propri azionisti, ma lo deve rinvestire in azienda.
Invece il sig Elkan della FCA intende fare questo giochetto: da un lato riceve un prestito garantito dallo Stato e per un importo similare distribuirlo agli azionisti. Fra l’altro l’accordo con PSA non “è scritto sulla pietra” (visione biblica di Elkan) e la Francia, giustamente intende riformularlo.
Le promesse di sviluppo della FCA in Italia appaiono così “scritte sulla sabbia”.
Al Governo abbiamo alcuni bravi economisti e siamo certi che non si faranno “menare per il naso” da un imprenditore e una impresa che con la probabile non rielezione di Trump, dovrà fare i conti con una nuova amministrazione che cercherà di ricostruire i punti di forza Usa nella produzione automobilistica. Ipotesi ? Si ma anche di queste ipotesi si deve tener conto, anche perché l’operare di Elkan e della FCA non è amichevole all’Italia, come dimostra lo spostamento della sede in Olanda della FCA.
“Fidarsi e bene, ma non fidarsi in commercio è meglio”. Che il Governo Conte tenga a mente questo vecchio detto popolare.
