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mercoledì 6 maggio 2020

#politica #spettacolo Una @Striscia che puzza.

     Sono oltre trenta anni che su Canale 5, Mediaset-Berlusconi- va in onda “Striscia la notizia” . Un bel record e un ottimo sistema per influenzare il pubblico che ne gradisce la satira diretta a squalificare o ironizzare anche su gli atti più insignificanti di chi si vuole mettere alla berlina o su scandali o presunti scandali. Nel resoconto che ne da Wikipedia sono indicati i successi anche nei confronti di scandali denunciati e talora provati nei confronti di soggetti avversari: la Rai, i giornali della Gedi di De Benedetti, su vari esponenti politici o eccezionalmente su truffatori da strapazzo.
     Di Mafia, Antonio Ricci non ne ha parlato se non pochissime volte, ne dell’impero di Mediaset, in Italia, Spagna, Francia e sud America. Del processo per mafia di Berlusconi e del suo amico Dell’Utri, non ne abbiamo trovata traccia, e Ricci di se stesso, del proprio ambito famigliare, del gruppo che realizza il format, non non abbiamo trovato nulla.
    Nel mondo dello spettacolo nessuno osa dire nulla su Ricci e sullo spettacolo, altrimenti si troverà indagato senza saperlo, per poi ritrovarsi svillaneggiato su “Striscia”.
     La trasmissione televisiva è un ottimo mezzo di propaganda sottile in favore di una parte, l’impero di Mediaset e fa cultura fra gli ascoltatori, portandoli a criticare tutto e tutti, senza dare soluzioni se non apprezzamento indiretto per chi non finisce nella “Striscia”.
     Si c’è puzza di imbroglio, ma è ben congegnato e giuridicamente inattaccabile perché chi cade sotto “Striscia” è una persona con notorietà pubblica.
     Unica arma contro questo tipo di cultura dello scherno è una trasmissione spettacolo che tocchi i temi e i personaggi che Antonio Ricci non tocca o tocca di sfuggita, ma non mettendoli nello scherno o in gogna come fa "Strisci", ma mettendo in evidenza che vi è un altro modo di operare nella vita in antitesi del soggetto esaminato,,cioè costruire una cultura diversa.
      Ma per realizzare questo ci vogliono tre cose che attualmente nel mercato non sono presenti: soldi per il programma, coraggio da parte di scrittori e intellettuali che lo scrivano, e rete tv dove trasmetterlo. Ma al “fumo” televisivo ci auguriamo che le nuove generazioni preferiscano l’arrosto della realtà.