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venerdì 29 maggio 2020

#politica #mondo @Trump e la sua follia finale

     Quando un Governo Presidenziale perde consensi la reazione normale del Presidente è quella di cercare di evitare maggior danni al proprio partito, rallentando le decisioni personali e lasciando ai collaboratori il compito di operare.
     Ma Trump non è un Presidente normale e non gli importa se i repubblicani perderanno
anche il Senato. Prima del Coronavirus pensava che la sua rielezione fosse facile, ma già politicamente fra gli americani le contraddizioni economiche e sociali per la classe lavoratrice avevano fatto avanzare una profonda richiesta di cambiamento che aveva raggiunto nelle grandi città anche quel ceto medio alto di professionisti e tecnici che vedono il loro reddito ridotto dai vari sistemi socioeconomici che hanno ormai fatto il loro tempo.
     Spesso non si tiene conto che gli Stati Uniti è un paese che ha profonde differenze fra la parte degli stati prevalentemente agroalimentari e dove la presenza di americani di colore è minore e gli stati, con i grandi centri urbani dove prevalgono industrie e nuove tecnologie che hanno una grande presenza di americani di etnie diverse. Ma non basta, vi è anche una differenza di crescita del reddito, cresce di meno nell’America dell’agroalimentare e cresce di più nell’America industriale e tecnologica., dove pesa la mancanza di garanzie di uno stato sociale che è sempre più precario.
     Così  il democratico Sanders, portatore delle richieste di un adeguamento dello stato sociale ha raccolto un elevato numero di preferenze del ceto medio basso, che si sommano a quelle raccolte da Biden che ha per garante Obama, che da garanzia agli americani di etnie diverse e anche al ceto medio alto che chiedono cambiamenti nel sociale, nella qualità dell'alimentazione, nella adeguatezza delle retribuzioni, nell' accesso e nella qualità della scuola, nell'ambiente.
     Ecco perché Trump ha già oggi perso la partita, e i suoi sproloqui sempre più folli portano i repubblicani a vedere pericolose flessioni nei loro voti.