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giovedì 16 aprile 2020

#politica #stato @Cateno da Messina e la vecchia mafia.

     Sono interessanti le parole di ringraziamento al sindaco Cateno di Messina, da parte della “famiglia” del vecchio boss della mafia di Messina, Luigi Sparacio.
     E’ molto interessante lo studio di come questi pentiti si siano rimessi in attività a Messina e come la nuova mafia locale sia riuscita ad eliminarli indirettamente.
     Quindi la famiglia di Luigi Sparacio si può considerare oggi solo una famiglia senza potere.
     E lo conferma una frase detta da uno della famiglia Sparacio: “Giornalisti di merda, se davvero fossimo quei boss che tanto proclamate non vi sareste permessi”.
     Inquadrato nella realtà messinese si capisce il significato del ringraziamento della famiglia mafiosa al sindaco Cateno di Messina e come le parole usate abbiano un completo significato:  ”Condividete tutti, per favore, perché mio nonno deve avere la sua eterna pace e questi giornalisti di merda lo devono lasciare stare nella sua eterna pace. Condividiamo perché il sindaco ha dato ragione alla mia famiglia. Grazie Cateno De Luca hai le palle. Non perché hai dato ragione ma perché sei coerente e onesto in tutto e per tutto”.
     Leggete il messaggio soppesando l’uso significativo di alcune parole chiavi e capirete quanto ampio sia il discorso dei Sparacio.
     Che risponde Cateno sindaco di Messina ?  
     Anche le sue parole racchiudono un messaggio che va oltre il senso letterale:  “ Non voglio essere ringraziato dalla famiglia Sparacio, per una vicenda che ho appreso dalla stampa e che oggi ho avuto modo di approfondire con l’ufficio del gabinetto del questore con particolari che non posso assolutamente svelare”. A questo messaggio segue uno spot elettorale sui suoi comportamenti politici.
     Tranne la bugia di “aver appreso dalla stampa” una notizia che  è corsa in tutta Messina dal giorno della morte di Rosario Sparacio, il rimanente delle parole sono anche esse da interpretare.
     Condividiamo sia che il defunto Rosario riposi in pace nella giustizia misericordioso di Dio, ma anche che una violazione di legge, che c’è stata, deve essere sanzionata, perché quello che è stato negato ai defunti di questi giorni sia cosa per tutti.
     Da un punto di vista sulla legalità presente a Messina pensiamo che la Commissione Anti Mafia debba indagare sull’operato degli organismi amministrativi e giudiziari a Messina e nella provincia e sullo strano modo di fare il sindaco di Cateno da Messina.
      Andreotti aveva in Sicilia una larga parte della sua corrente politica, ma parlava poco e dosava le sue parole, una vera “sfinge” e caso strano non andò ai funerali di un combattente della mafia, il generale Dalla Chiesa, lasciato solo dal Governo a morire insieme alla moglie.
      Forse se il governo di allora avesse fatto tempestivamente il suo dovere oggi la Sicilia non sarebbe sotto scacco della mafia, ma si sa che per un voto in più c’è chi si vende l’anima.