Per far cessare disastri umanitari in Siria bisogna riportare normalità nello stato siriano.
Considerare Assad dittatore o non dittatore non conta. L’Europa tratta con Erdogan un dittatore ed un assassino dei curdi, perché non dovrebbe trattare con Assad pur di far cessare la tempesta umana.
I Campi profughi ci sono anche in Giordania e in Libano, ma l’Europa fa finta di non vederli e lascia che questi paesi spendano cifre rilevanti per permettere la sopravvivenza di questi sfollati.
L’unica strada per fermare questo esodo è quella di trattare con il Governo siriano per il ricollocamento nel tempo, di questa massa di migranti, ponendo anche condizioni per giungere ad elezioni il più democratiche possibili in Siria, ma anche occorre che l’Europa aiuti economicamente a ricostruire la Siria, dalle città distrutte alle campagne abbandonate.
La Siria ha una potenzialità economica notevole, non solo per le risorse di idrocarburi e gas, ma anche agricole e commerciali e in questo momento di grave crisi economica, può essere campo per le imprese europee per la sua ricostruzione e per lo sviluppo della sua economia. I miliardi che potranno essere impiegati in questo paese potranno essere un aiuto al ritorno dello sviluppo economico dell’Europa e alla normalizzazione sociale in Siria, trasformando la guerriglia armata in uno scontro civile politico.
Per anni dal 2011 ad oggi il cattivo di turno era Assad, contro cui insorgevano movimenti di lotta che ne contrastavano il potere ma di certo non erano movimenti democratici. Alcuni grandi stati europei e non europei hanno colto l’occasione per sostenere con armi e agenti di servizi di “intelligence”a costruire un appoggio tattico di prima qualità a questi movimenti. E’ venuto poi il flagello ISIS che prima si è alleato a questi movimenti, poi li ha fagocitati uccidendone i capi.
Se non ci fosse stata la grande resistenza di Kobane e la scesa in campo dei curdi ancora oggi l’impero ISIS sarebbe in piedi, anche grazia alla Turchia di Erdogan che riteneva possibile assurdamente, ricreare un impero turcomanno di cui sarebbe stata la guida, mentre era un impero islamico di fanatici. La Turchia ne ha tratto beneficio e giuridicamente è stata compartecipe dei crimini dell’ISIS, petrolio e antichità rinvendute che gli hanno fruttato qualche miliardo di euro.
La lotta all’ISIS a cui ha partecipato l’America con il sostegno dei Curdi e la Russia con la potenza militare aerea e sempre con armate miste islamiche e curde hanno potuto schiacciare la serpe dell’ISIS. Ma vinti sul campo i trenta mila miliziani dell’ISIS si trattava di processare per i crimini commessi e non permetterli di riorganizzarsi nei campi di raccolta gestiti dai Curdi lasciati dagli USA e dalla Russia.
Ora Assad può essere considerato un dittatore ma non sono giustificati gli aiuti della Turchia a milizie sopravvissuta e turcomanne dell’armata dell’ISIS. Ne tanto meno il perdurare della presenza di agenzie di stati stranieri che continuano a sostenerli ad Idlib per cercare di impossessarsi della Siria.
