Unione Europea ed Egitto.
Non si può negare che l’Egitto abbia nemici potenti, dai Fratelli Mussulmani e alcuni stati europei che hanno sempre cercato di controllare Suez e il Mar Rosso.
Oggi l’Egitto che tutto sommato dobbiamo considerare alla stregua di uno stato con elementi di democrazia, cerca di difendersi da i suoi nemici con modi che non rientrano nei canoni di una civiltà avanzata che compie analoghe cose coprendole in modi più accurati, ma di certo sono necessitati da uno stato di perenne guerra nei confronti del Governo.
Ora è chiaramente importante che l’Egitto, come l’Iraq, la Siria, la Giordania e il Libano ed altri stati medio orientali, abbiano una stabilità politica sia per un loro sviluppo, sia per l’intera regione, sia per la stabilità economica europea che di certo è messo alla prova per guerre aperte in questi paesi a lei vicini, come succede adesso per la Libia.
Ma di questa stabilità, la Gran Bretagna che è fuori dal Mediterraneo, non è interessata.
Il caso Regeni, con la drammaticità della sua esecuzione e senza individuazione dei colpevoli è una ferita per tutti gli italiani. Ma è anche una ferita non sanata la sospetta attività dell’Università inglese che lo ha mandato a fare una ricerca e avere contatti con personaggi nemici del governo egiziano, facendo del ricercatore inconsapevole, una sua pedina di informazione. Egitto e Gran Bretagna sono nei fatti corresponsabili della morte di questo bravo italiano.
Il caso del giovane egiziano arrestato nel suo paese perché oppositore dichiarato al governo egiziano è un caso ben diverso. E lo dimostra anche il tentativo dei suoi avvocati di affiancare il caso Regeni al caso di Patrick Zakj, così come quello di spargere la falsa notizia delle torture inflitte che nelle immagini pubblicate di Zakj non sembrano manifeste.
In questi eventi ne l’Italia ne l’Unione Europea devono essere coinvolte diplomaticamente nei rapporti di un cittadino egiziano con il suo paese.
L’indignazione mostrata da tanti giovani e colleghi e intellettuali è umanamente comprensibile, ma è mancata quando in Italia, cittadini italiani di etnia diversa sono stati uccisi o feriti, giovani che non avevano la fortuna di frequentare all’Università di Bologna corsi di élite.
Le rivoluzioni non si esportano come hanno sempre fatto i regimi dittatoriali, ma le rivoluzioni vere devono nascere per volontà e necessità degli abitanti del paese che partecipano ad esse, con tutte le prevedibili conseguenze.
I “diritti umani” non si affermano con guerre manipolate, ma solo con la pace e con la giustizia sociale anche e sopratutto internazionale, ricordandosi che spesso sotto l’etichetta di guerre per i “diritti umani”, abbiamo trovato solo squallidi interessi economici.
Vi rimandiamo ad un nostro altro post, sulla istruttiva storia del medio oriente dalla fine della prima guerra mondiale fino alla fine della seconda guerra mondiale.
Purtroppo nel mondo e non solo in medio oriente, sono tanti e troppi i casi di violenze statali applicate nei confronti dei dissidenti.
Vi lasciamo pensare e meditare su queste continue violenze.
Ma per impedirle veramente, occorre scoprire quali forze economiche e stati sono generatori o protettori o contestatori di questi regimi e impedire che continuino ad operare. Solo attraverso questo lento e difficile percorso si giunge a realizzare almeno in parte un mondo meno violento e più pacifico.
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lunedì 17 febbraio 2020
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