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sabato 15 febbraio 2020

#politica #mondo @Onu e la @Libia

 Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha perso un altra occasione per portare a soluzione il conflitto libico. Ha votato una risoluzione che è solo parole senza alcun peso, e non a caso è stata presentata dal delegato della Gran Bretagna.
La sola strada che l’ONU poteva percorrere per avviare un processo di pacificazione in Libia
era il riconoscimento della rappresentanza di Haftar per la parte della Libia da lui controllata.
         Si perché è causa di tanti conflitti in corso, riconoscere come governo dello Stato, organismi e personalità scelti dalle grandi potenze per i loro interessi e non organismi e personalità che hanno il consenso e il controllo del territorio.
         Ora in Libia Al Sarraj controlla una minima parte della Libia e il consenso popolare è esercitato da milizie o Isis, o mafiose ed adesso da milizie turcomanne.
        Eppure il momento era favorevole, visto che la Turchia di Erdogan si trova “incastrata” dalla della Russia  che l’ ha sbilanciata prima appoggiando un accordo Russia Turchia sulla Libia e poi continuando la guerra dell’esercito siriano contro i terroristi che controllano Iblid e territori siriani circostanti e le sacche presenti intorno ad Aleppo e nel sud della Siria.
       Ora alla Turchia non basta armare e sostenere i terroristi dell’ISIS e le loro famiglie come le bande turcomanne loro fiancheggiatori, presenti in queste parti della Siria, ma deve mandare proprie truppe per sostenerli. E al contempo tenere una presenza militare adeguata in Libia.
       Non può Erdogan rompere la sua amicizia con la Russia da cui prende petrolio (vedi oleodotto) e vende beni alimentari e ha debiti e presenza di tecnici russi per il sistema antimissile comprato.
       Insomma è in estrema difficoltà nella sua politica espansiva e anche stati come l’Arabia Saudita cominciano a prenderne le distanze per fermarla nella sua fase espansionistica.
       Quale migliore occasione per riconoscere anche legittimo il Governo di Haftar !
       Ma sembra il ripetersi degli accordi di divisione seguiti al primo e al secondo conflitto mondiale.    Ora l’Europa se è capace, dopo la Brexit, assuma maggiori responsabilità per quanto avviene nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
       E ricordiamo che la Gran Bretagna ha una presenza di “intelligence” nei pressi di Misurata, così come in Siria, Iraq e Arabia Saudita e altri paesi medio orientali.