Si
Di Maio non è stato un capo capace anche perché privo di esperienza, di una visione progettuale politica che tenesse conto della realtà
del Paese. Fare comizi è una cosa, sedersi ad un tavolo di governo e
fare lo statista è un’altra cosa.
Ma
la colpa è anche di Grillo che non ha avuto il coraggio di
affiancarlo e intervenire nella fase del governo giallo-verde,
proprio lui, un anarchico che ha permesso a Salvini di
spadroneggiare.
Per
fortuna che il Presidente del Consiglio, Conte, anche lui non esperto
di politica dopo uno sbarellamento iniziale, ha saputo esercitare un
suo ruolo da vero Presidente che ha permesso di limitare alcune delle
richieste assurde sostenute da Di Maio.
Che
resta del Movimento Cinquestelle ? Restano innanzitutto alcune
richieste sociali che mal poste dal Movimento, debitamente adattate
al reale lo classificano come una espressione della sinistra
italiana. Non sono certo i Parenzo e i Di Battista elementi di
sinistra, sono solo estremisti oscillanti fra forme degne del
fascismo peggiore e distruttivo.
Oggi
l’alleanza con un PD che ragiona e sa governare e un Conte che sa
reggere bene il suo ruolo, è un momento favorevole per M5S di
rifondarsi, non perdendo l’impulso sociale ma irrobustendosi in
strutture di un partito green che ha la possibilità di consolidarsi
in un 12-15% di elettori.
Se
avrà mai come suo leader Conte, potrebbe essere in partito di centro
aperto al nuovo e al sociale, che in Italia manca da moltissimi anni
e che il Berlusca non ha mai rappresentato anche per i suoi strani e
opportunistici legami.
