Ogni
città e ogni località ha uno smog prodotto da specifici fattori.
Roma ha il suo smog invernale più alto perché prodotto dai
riscaldamenti centrali funzionanti a petrolio, a cui segue lo smog di
sempre prodotto dai vecchi mezzi di trasporto pubblico e dagli
automezzi Ama, e infine dai furgoni e camion e pullman di oltre
quindici anni che circolano nella città intasando vie ed appestando
l’aria, infine da auto vetture che raggiungono oltre i vent'anni.
Come
si vede combattere lo smog richiede tempo e più provvedimenti
distinti.
Per
gli impianti di riscaldamento può essere emanata un ordinanza che
prescriva la trasformazione dell’alimentazione a gas per ottobre di
quest’anno, dato che per la maggior parte della città è possibile
una realizzazione rapida.
Per
gli automezzi di trasporto pubblico il problema è più lento sia per
la trasformazione dei mezzi in GPL, sia per la necessità di
rinnovare il parco con più moderni mezzi a trazione elettrica che in
Europa sono prodotti e venduti, con soddisfazione dai paesi
acquirenti, da una impresa cinese. Analogamente lento sarà la
sostituzione e/o adattamento dei mezzi Ama.
Più
immediata è l’azione per furgoni, camion, pullman, che un
ordinanza può inizialmente ordinarne il divieto per quelli più
anziani di quindici anni, per tre giorni lavorativi alla settimana e
per i Pullman dei turisti l’obbligo di non girare per la città se
non per lo scarico dei passeggeri e relativi bagagli e la loro
successiva ripartenza.
Purtroppo
per le vetture private ultra quindicinali, sia anche con impianto
GPL, occorre limitarne inizialmente il traffico per un paio di giorni
lavorativi alla settimana o limitarne la circolazione, per favorire i
cittadini più anziani, alla sola circoscrizione di residenza. Poi
con il Governo concordare, cosa che interesse l’intero territorio
italiano, aiuti economici per rinnovare progressivamente il parco
auto.
Ai
fanatici dell’auto elettrica si propone il seguente indovinello:
con quali centrali si produrrà l’energia elettrica necessaria, se
le attuali centrali esistenti in Europa basteranno, e in quanto tempo
potranno essere costruite le nuove centrali integrative che non usino
idrocarburi o carbone.
