Ogni volta che Di Maio si immagina uomo politico, il Movimento Cinque Stelle perde sempre di più. Sembrava che la nomina a Ministro degli Esteri potesse essere momento di pieno impegno per il giovane dalle vesti sempre serie, tanto da sembrare un divulgatore di una qualche religione americana, e quindi ben sopportato dall’ambiente diplomatico dove l’aspetto è molto importante.
No purtroppo; dopo i mille schiaffi ricevuti da Salvini, da cui si è sottratto per merito di Conte che ha riconquistato la difficile posizione di Capo del Governo, e dopo aver perduto circa il 15 % dell'elettorato 5MS, Di Maio ritorna a voler fare il politico e riperde ancora elettori.
Il giovane non ha capito che la passata vittoria dei Cinquestelle è stata ottenuta grazie alla splendida recitazione sulle piazze di Grillo che ha promesso un sogno anarchico di cambiamento privo di realtà, come la prova governativa 5MS-Lega, ha dimostrato. Di Maio era ed è restato solo la spalla, in giacca e cravatta, dello scomposto primo attore: Grillo. Ma Grillo è sempre stato un ottimo cervello, e quando si è accorto che quello che proponeva nei fatti non era realizzabile e che le denunzie che faceva era possibile rovesciarle sull’operato di Casaleggio Jr e di Di Maio e colleghi, onestamente si è ritirato.
Oggi se i Cinquestelle, si vogliono salvare dalla scomparsa politica, devono scegliere nel loro vasto gruppo di parlamentari, un nuovo segretario che sappia riprendersi la proprietà del partito e dare spazio alle voci dei parlamentari investendoli nel compito di gestire il Movimento rendendo così possibile, dal confronto con la realtà economica e sociale esistente, la realizzabilità di alcune delle proposte del Movimento e la loro compatibilità con le necessità degli elettori italiani.
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