La questione dell’immigrazione che scioccamente fa tanta paura a molti italiani, fino ad ora è stata affrontata come si suol dire, “mettendoci una pezza”. Salvini e Minniti hanno entrambi pensato che impedendo la fuoriuscita dalla Libia dei migranti il problema poteva essere risolto.
Ma le pezze non resistono a molto.
Così l’Italia ha buttato milioni per istruire la guardia costiera libica, donare guardia coste, guidarla da una nave base italiana e dare premi di “rendimento” al Governo di Al Sarraj.
Soldi invece che ci ritroveremmo se fossero stati impiegati, come fanno tanti altri stati, a comprare o affittare ettari di territorio su cui creare nostri centri di smistamento , selezione ed istruzione lavorativa dei migranti.
Certo la soluzione vera, sarà quella di garantire pace e lavoro sul continente africano, ma questa è raggiungibile, speriamo, solo nel lungo termine.
Accontentiamoci dei centri di raccolta gestiti dall’Italia su territori africani, realizzabili se trattati con Haftar che controlla effettivamente la Libia, e accettabili da molti paesi arabi che vedrebbero con piacere questa soluzione che verrebbero rafforzati nella loro capacità governativa nazionale e internazionale e nel controllo sul territorio con la possibilità di eliminare il pericolo delle infiltrazioni dell’Isis che oggi militano con Al Sarraj e si procurano mezzi economici con la gestione del traffico degli migranti.
Praticamente si seguirebbe la strada in piccolo, iniziata con i “ corridoi umanitari” della Caritas che permette un afflusso controllato e qualificato di persone che più facilmente e con meno sofferenze si sentiranno integrati nella società italiana.
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