Il Governo libico, che l’Italia sostiene, ormai controlla solo un piccolissimo territorio intorno a Tripoli, e i suoi militari sono alcune tribù locale legate ai guadagni che ottengono dai territori controllati.
A questi si sono aggiunti formazioni legate all’Isis , finanziate dalla Turchia
La Libia è ormai in larga parte sotto il controllo del Generale Haftar, che è riuscito anche con una azione diplomatica a compattare varie tribù e a creare un vero e proprio esercito nazionale.
La guerra interna per la conquista di Tripoli sta ormai per giungere alla sua conclusione.
L’Italia è coinvolta perché sta ancora sostenendo il Governo perdente di Al Sarraj, che di certo non è meglio di quello di Haftar
Sulla costa libica abbiamo una nostra nave militare che avrebbe dovuto sostenere la guardia costiera con apparecchiature sofisticate, ed ora è sospettata di dare supporto alle milizie di Al Sarraj per gli attacchi aerei.
La Guardia Costiera Libica non ha mai dato grandi prove di efficienza ed adesso sembra implicata nella guerra interna. In compenso le torture, gli stupri, l’esercizio della prostituzione con i migranti prigionieri e la vendita di schiavi e schiave da parte dei carcerieri fruttano ancora grandi guadagni a sostenitori di Al Serraj
Un esperto diplomatico come il nostro Ministro degli Esteri, sa che adesso bisogna essere prudenti, sollecitando il ritiro della nave militare, cessare il pagamento di premi alla guardia costiera, aprire un dialogo serio con il Generale Haftar, ponendo condizioni per il controllo delle coste secondo la misura normale delle acque territoriali e per la sorveglianza aerea e satellitare sia del mare come della costa libica, stabilendo l’affidamento ad una forza internazionale europea di villaggi per la raccolta dei migranti.
Prolungare l’attuale situazione di accordi stipulati con il Governo di Al Serraj vuol dire lasciare che la violenza impunita continui nei campi di concentramento e la vendita di schiavi e schiave così come l’attività dei trasportatori e quindi anche le migrazioni oggi rallentate dalla guerra interna libica. E far continuare le sofferenze dei civili presi tra due fuochi.
