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martedì 13 novembre 2018

@Roma #Raggi #Atac - Raggi e Atac senza futuro

Atac e Raggi senza futuro.
         C’è una cosa che unisce la sindaca Raggi all’Atac: entrambi sono senza futuro.

         L’Atac che gioisce dopo il mancato referendum sulla privatizzazione, economicamente così come è non può sopravvivere senza che l’attuale governo metta soldi in questo pozzo senza fondo,sottraendoli a tutti gli italiani, che verranno come gli autobus, in pochi mesi bruciati.
        L’Atac continuerà a bruciare i soldi dei cittadini, se non si cambia totalmente la struttura operativa ed organizzativa dell’azienda cominciando con un ricambio totale dei dirigenti, l'allineamento del contratto di lavoro agli accordi nazionali, l’introduzione di controlli informatici delle percorrenze, l’organizzazione della manutenzione in maniera industriale, la riduzione degli abusati permessi sindacali, spesso usati per distaccare dipendenti impiegati per fare politica nei vari partiti.
         Gioisce la Raggi che pensa che il mancato quorum sia dovuto alla fedeltà dei suoi elettori e non avere impedito una tempestiva divulgazione dei termini del referendum. E non vuole capire che i romani vedono la loro città in questi due anni di governo 5MS , città che non brillava con i precedenti sindaci, andare in uno stato di abbandono totale: mondezza, verde incolto, strade danneggiate e pericolose, mancanza del controllo traffico, permessi edilizi strani, mal funzionamento uffici del comune e ci fermiamo qui perché l’elenco è lunghissimo.
          La sua è una gioia sbagliata, perché non solo chi vive a Roma, ma anche i suoi visitatori, sanno sulla loro pelle le difficoltà e gli assurdi del servizio di trasporto in superficie e sotterraneo, che portano i romani dotati di un auto ad utilizzarla per i propri trasporti e ai turisti più dotati economicamente ad utilizzare trasporti privati.
       Gioiscono Liberi e Uguali, con tutte le altre minuscole organizzazioni di estrema sinistra, e con loro i Sindacati romani che pensano di aver convinto chi non è andato a votare e non capiscono che i cittadini romani gli vedono, una volta di più, associati a chi li rende la vita difficile e costosa.