Un capo di stato deve difendere e salvare il suo popolo aggredito, con la resistenza armata o con la trattativa. La trattativa è un arma più efficace a volte di una resistenza armata, se le condizioni per un accordo consentono di mantenere spiragli di sovranità e di libertà del proprio popolo. La lotta armata
anche se in condizioni di un svantaggio militare rilevante è l’arma della disperazione di un popolo che pur di rimanere libero e sovrano nella propria terra è disposto a pagare un alto prezzo di sangue e una lotta che non si sa quando finirà.Le trattative fra Russia e Ucraina sono incominciate ma finora con scarso successo e con un episodio tragico della uccisione da parte dei servizi ucraini di uno dei loro rappresentanti alla trattativa, senza processo, accusato di tradimento.
Ma occorre continuare le trattative, con intervento di mediatori che sappiano essere arbitri onesti, nel valutare quali siano le richieste con base reale delle due parti, conciliando gli opposti interessi senza pregiudiziali ideologiche, ma con il realismo, base della pace.
Trattare non vuol dire essere traditori, come tanti esempi in tutte le epoche della storia ci insegnano.
La pace ottenuta con una trattativa Ucraina-Russia, dopo l’avvenuta invasione dell’ Ucraina, permetterebbe meglio al popolo russo di porre sotto processo Putin, rispetto ad una vittoria militare di Putin che ne rafforzerebbe il potere negli apparati di governo.
