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giovedì 24 marzo 2022

#politica #CriminalitàGiovanile - Criminalità, pene e vittime.

Non ci stupiremmo se presto, qualche partito estremista proporrà agli elettori rimedi per l’ordine pubblico e il sanzionamento di pene estremi con la scusa di voler frenare la crescita della criminalità giovanile, troverebbero consenzienti la maggioranza degli elettori italiani, delusi oggi da un

ordinamento penale e giudiziario che vuole tutelare di piùla presunzione di innocenza piuttosto che la realtà della colpa. Cosa che già in tristi tempi passati è avvenuto

Infatti ogni giorno cresce la criminalità fra i giovani al disotto dei diciannove anni. Vi sono molte ragioni sociali che la generano, ma ormai sta eguagliando  la violenza criminale degli adulti, sia per continuità, sia per efferatezza.

Le pene comminate dai tribunali dei minori, sono addirittura ridicole. Non solo per chi le legge, ma anche per i condannati che, male che vada, si vedono agli arresti domiciliari in attesa di giudizio o in comunità di rieducazione con libera uscita. Allora rubare, menare, violentare, aggredire, compiere azioni intimidatorie, bullismo continuato, sono azioni che i giovani e giovanissimi sanno che se le compieranno, la pena che eventualmente verrà loro comminata sarà tale che sarà solo una tiratina di orecchie che li permetterà ancora di perseguitare i denuncianti, a volte con l’aiuto anche dei genitori.

Per le vittime di questi reati, non vi è una adeguata tutela; la legge tutela i colpevoli con “presunzioni di innocenza”, ma parzialmente tutela “ la vittima “ che rimane in larga misura sotto la minaccia degli aggressori.

Sembra che i partiti non si siano accorti di questa mancanza di giustizia che la maggioranza della popolazione percepisce e subisce e che chiede l’adeguatezza delle pene alle gravità dei reati, senza che si tenga conto dell’età del criminale. 

I partiti e oggi la stessa Ministra della Giustizia, Cartabia, sembrano non saper distinguere fra la necessaria severità e rapidità della pena con la reclusione, e la necessaria umanità e rieducazione che nella reclusione il condannato deve avere.