Abbiamo letto su internet un appello della Associazione Differenza Donna perché la Procura di Roma non chiuda l’indagine contro l’ospedale S. Giovanni, l’Ama e altri, per lo scandalo delle croci messe nel cimitero di Primaporta con nomi di mamme viventi.
Si tratta di una iniziativa non spontanea, ma messa in atto da un gruppo di soggetti antiabortisti, che rifacendosi ad un concetto di vita di certo non cristiano, hanno voluto porre sulle salme dei feti sepolti al Cimitero di Prima porta il nome della mamma che ha abortito, anche se l’aborto è avvenuto nel rispetto della legge che lo tutela e ne tutela l’anonimato.Di certo non un esaltato ha messo in piedi questa profanazione della sacralità cimiteriale, ma un gruppo di persone che se non fermato continuerà impunemente a violare la legge e intimorire le persone che ne sono tutelate.
Crediamo che la Procura di Roma debba scavare a fondo su questa indegna azione suggerita a livello nazionale da associazioni che sono legate, alcune anche economicamente, ai contributi che i gruppi antiabortisti cattolici americani fanno affluire in Italia anche con posizioni che contestano di fatto la dottrina cattolica che il successore di Pietro attuale indica ai fedeli.
Scavare in questo settore facilmente individuabile sarebbe un dovere siaa per la presenza di eventuali finanziamenti illeciti, sia per azioni contrarie all’ordine pubblico e nel caso che violano anche norme cimiteriali atte al rispetto delle sepolture.
Ci auguriamo che la Procura o il Gip competente, riconoscano che nell’azione di porre sopra le croci il nome delle mamme di quei feti, vi è la logica duplice: punitiva per avere ricorso all’aborto legale; intimorire altre donne che hanno necessità di ricorre all’aborto di legge portandole a scegliere la strada dell’aborto clandestino, che alcuni dei tanti “obiettori” praticano.
Si, si sig. Procuratore, il dolo c’è e se si indaga sui soggetti colpevoli è possibile che escano fuori anche strane collisioni che potrebbero essere legate a favori illeciti:
