Si sta procedendo ad una riforma dell’iter giudiziario per uno snellimento dei processi, la cui lunghezza non solo è costosa per lo Stato, ma anche per l’economia del Paese. L’Italia è il paese che ha il maggior numero di avvocati, immaginiamo la loro gioia sia nella lunghezza dei processi
nell’uso della prescrizione, nel caos degli Uffici Giudiziari.In Italia in sede penale i migliori utilizzatori della prescrizione sono coloro che hanno più soldi per pagarsi avvocati di fama, mentre i cittadini comuni subiscono sentenze anche assurde. Un fenomeno che condiziona anche alcuni magistrati specialmente nelle cittadine di provincia dove i magistrati frequentano la élite cittadina.
Non entriamo nel merito della riforma, ma cerchiamo di identificare invece il termine di “pena”.
Nell’ottocento uno scrittore francese ci descrive un carcere italiano dove i boss sono coloro che hanno il dominio del carcere e a cui i carcerieri sottostanno. Un carcere che non conosce la parola “pena”.
E’ indubbio che se la magistratura funziona celermente, la pena cioè le condanne, devono essere ad un tempo punizioni che devono essere scontate per intero e periodo di ricostruzione, la dove è possibile dell’aspetto umano del condannato.
Depenalizzare nell’economia moderna è un errore gravissimo che fa crescere solo i partiti di estrema destra e umilia le vittime e le loro famiglie e aumenta i tipi di reato.
Rendere i carceri a misura d’uomo è invece la strada che un paese moderno deve seguire.
Occorre allora che le carceri non abbiano problemi di sovraffollamento, anzi ogni condannato deve avere la propria cella individuale, il corpo carcerario adeguato alle bisogna, e sopratutto la separazione dei condannati per reati minori dai condannati per reati gravi. Quindi carceri per chi ha commesso un reato marginale distinte da quelle con reati gravi. E questo per permettere contatti con parenti porta ad avere in ogni distretto carcerario due o più carceri .
Non si può pensare che la buona condotta di un carcerato sia fattibile di portare uscite premio, o riduzioni di pena perché la buona condotta è dovuta se il soggiorno carcerario è compatibile con il rispetto della dignità umana. E questo impone allo Stato di rendere dignitosa la detenzione del condannato, di tutti i condannati e giustifica la necessaria completezza della pena.
