Dopo l’ultima farsa del dittatorello che ricatta Nato, Usa, UE, Russia e semina conflitti in Libia, in Armenia, Arzerbajdian, Iraq e Siria, è giunto il momento che la Turchia se ne liberi. La Nato e l’America di Trump, hanno lasciato soli le figure di capaci rivali politici del partito di Erdogan che lui
ha spesso messo in carcere con accuse inventate, così come ha fatto per larga parte dell’esercito utilizzando uno strano e fallimentare tentativo di colpo di stato di alcuni anni fa di cui mai si è scoperto l’ideatore, che potrebbe essere lo stesso Erdogan. Le liste di prescrizione sono state compilate dalle truppe dei servizi che ora controllano una parte non maggioritaria dell’esercito.Una classe dirigente turca è ancora presente nel paese ma non ha nessun appoggio internazionale e si nasconde dietro un finto sostegno al dittatore. Centinaia di avvocati professionisti sono stati imprigionati e moltissimi aspettano da anni il proprio processo in carcere. Parlamentari curdi turchi sono stati carcerati o uccisi misteriosamente.
La popolazione minuta più legata al dittatore oggi è martoriata dal Covid e da una crisi economica che ha portato e continua a portare una alta svalutazione della lira.
Un appoggio internazionale ai movimenti e partiti oppositori di Erdogan e una riduzione dei costi della presenza Nato in Turchia possono aiutare un ritorno alla democrazia.
La Russia non ha bisogno del cuscinetto turco per difendersi dall’occidente, anzi una neutralità turca porterebbe non solo alla Russia ma anche all’America, una stabilità nei propri campi.
L’Europa che non decide militarmente perché la Nato viene diretta dagli USA, si trova invischiata per ragioni economiche con il mercato turco dove ha investito molto. Ed ora è sotto il ricatto del milione di profughi perché non si è occupata realmente di portare stabilità alla Siria dove potrebbero ritornare con un Piano Marshall di ricostruzione e con un accordo di un governo siriano-curdo che ne garantirebbe la stabilità sociale, isolando le influenze di uno stato ancora colonialista europeo e ricomponendo le rivalità fra stati arabi.
La Turchia non è Europa per storia, popolazioni, religioni, ma è parte di quel Medio Oriente che se stabilizzato darebbe benessere a se stesso e all’Europa e potrebbe essere la vera diga se l’Egitto avesse un buon sostegno europeo, per impedire la nascita di un nuovo stato dell’Isis in Centro Africa, come invece sta avvenendo in Pakistan.
L’avvedutezza fin qui mostrata dal Presidente Biden e dai suoi incaricati può fare sperare che una capace politica nei confronti di Erdogan possa riportare la Turchia ad un suo sviluppo democratico.
