L’Italia ha necessità di crescere nello sviluppo economico, portando industria e commercio a svilupparsi agli stessi livelli in tutte le parti d’Italia.
Normalmente questo è anche l’interesse di una Confindustria nazionale che presenta piani e progetti per incrementare la forza produttiva imprenditoriale in tutti i campi, affiancando il Governo, anche se non ne condivide tutte le scelte. Purtroppo questa Confindustria
guidata da Bonomi non fa questa scelta ma contrappone ai vasti piani, validi o sperimentali, del Governo una politica tutta incentrata sullo sviluppo dell’industria del Norditalia, scordandosi che esiste un Centroitalia e un Mezzogiorno in cui l’imprenditoria ha difficoltà a crescere per situazioni contingenti alla viabilità e alla lontananza dal resto dell’Europa.
Sembra che la Confindustria Nordica abbia come assioma che solo gli uomini del nord sappiano e vogliano lavorare, scordandosi che larga parte degli imprenditori del Nord provengono magari da più generazioni dal Suditalia. Di certo questo preconcetto razzista ha causato in alcune regioni italiane una conquista dell’imprenditoria da parte delle varie mafie, che impoveriscono il sud per comprare imprese al nord.
Nella realtà economica del paese, oltre che per la posizione e lo sviluppo delle reti stradali, l’imprenditoria del Nord ha i due più importanti Porto Franco di Italia: Trieste e Venezia, oltre a piccole zone franche a Mori e a Livigno. Ma sono fondamentali per lo sviluppo economico della Lombardia e del Veneto, Trieste e Venezia. Nel resto di Italia abbiamo con statuti diversi da i due citati, Taranto, zona in crisi per una mancata vera creazione di una Porto Franco riconosciuto da UE e da un assurda Zona Franca in quel di Sardegna a Portovesme, stante i difficili collegamenti con il resto d’ Italia ed Europa.
Al Governo il compito di dare vita ad almeno tre nuovi Porto Franco, uno sul Tirreno, uno sull’Adriatico completando quello di Taranto, e uno in Sicilia dato il miglioramento dei collegamenti in corso. Ricercare inoltre il collegamento di altre piccole Zone Franche, in varie regioni centro meridionali, per contrastare lo spopolamento territoriale.
Queste soluzioni sono anche un arma pratica per combattere l’impoverimento e la fuga delle imprese dal sud causato dal taglieggiamento mafioso delle imprese e finalmente dare lavoro agli abitanti.
