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martedì 16 giugno 2020

#politica Regeni e una ricerca pericolosa.

    Prima di pubblicare questo post abbiamo riflettuto diversi giorni. Ma è innegabile la strumentalizzazione che in molti hanno fatto della questione Regini- Egitto, compresi un paio di siti di dubbia intestazione. Ma è importante “dire la verità” nella ricostruzione di quello che è avvenuto.

      Perdere un figlio tragicamente torturato e assassinato da un “servizio egiziano” è un dolore immenso che chiede giustizia e non vendetta verso i colpevoli, che non si trovano solo in Egitto ma anche nel Regno Unito.
     Si deve infatti distinguere fra ricerca dei colpevoli e rapporti con l’Egitto. Non è di certo il peggiore regime nel mondo quello dell’Egitto. Se ci guardiamo intorno, dalla Turchia a tutto il Medio Oriente, fino alla Libia di Al Serraj quanti ne troviamo di peggio ? E se guardiamo alla dimenticata America Centrale e Sud America ne troviamo dei peggiori dal Cile al Brasile al Venezuela.. E che dire dell’India o della Thailandia ?
     Eppure tratteniamo rapporti commerciali con tutti questi paesi perché il commercio italiano porta ricchezza al nostro paese anche se vendiamo le armi Berretta o aerei o guardia coste o parmigiano e prosciutti e vini, a regimi che grondano di sangue innocente.
    Ora se dovessimo seguire il criterio di non aver rapporti commerciali con questi regimi dovremmo cessare ogni forma di esportazione e questo è assurdo. Per questo chi chiede rotture con l’Egitto è in malafede e non vuole giustizia per Giulio Regeni ma una vendetta che ricade su tutti gli italiani e fa gli interessi magari di chi lo ha mandato per una ricerca assurda per un giovane.
     E guardiamo invece ora alla giustizia per il martirio a cui è stato sottoposto Regeni. Una storia che deve ancora essere svelata in tutti i suoi aspetti. Tutti possono leggere su Wikipedia alla voce Omicidio di Giulio Regeni, aggiornata al 12.06.2020 la vita e l’attività del giovane e della sua famiglia che è passata da Trieste, Udine, poi molti anni in America e Regno Unito. Ha lavorato, per la sua profonda conoscenza sul Medio Oriente per l’ONU, per la Oxford Analitica e ha concluso il suo dottorato di ricerca presso il Girton College dell’Università di Cambridge.
     La ricerca affidatagli dall’insegnante di Cambridge (Regno Unito) non era certamente neutrale e in Egitto operava presso l’Università Americana del Cairo.
      Come si vede chiaramente una ricerca pericolosa inadatta ad un giovane che certo non era consapevole e anche la sua famiglia, dei pericoli che comportava in uno stato che vive la tragica realtà del Medio Oriente, dove anche la presenza degli inglesi, con la passione di una nazione coloniale ancora oggi nel mondo, è spesso sostenitrice di movimenti insurrezionali destabilizzanti.
     Siamo certi che ancora oggi non si è chiarito il quadro delle responsabilità del Regno Unito e di altri stati in questa missione di ricerca.
    Ciò premesso, l’unica strada per ottenere giustizia, cioè per mettere a processo i torturatori assassini di Regeni, sia la strada di un rafforzamento delle relazioni commerciali con l’Egitto con una costante e ripetuta richiesta di avere documenti e immagini e poter operare con propri investigatori. Una strada che potrà portare, con cambiamenti della politica dell ‘Egitto ad una identificazione dei colpevoli.
     Anche in Italia ancora sono tanti i misteri di stragi non risolti, come Ustica o Capaci, ma la pazienza e la costanza dei magistrati e dei parenti delle vittime ha permesso di svelarne alcuni, anche se purtroppo molti anni dopo.