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lunedì 27 aprile 2020

#politica #economia Il tesoretto degli imprenditori e professionisti.

     Non c’è impresa o professionista che non metta da parte un piccolo tesoretto personale, per affrontare periodi economicamente difficili.
    Un ambulante metterà da parte una quota degli incassi per far fronte ai mesi in cui non vende, piccole somme massimo 1000 o 2000 euro che vuol dire sopravvivere per un paio di settimane,

     Un imprenditore piccolo mette da parte una quota proporzionale ad una parte dei debiti contratti in depositi a risparmio per una loro pronta liquidità.
      Un professionista invece mette da parte 10000-20000 euro e oltre investendoli in Buoni Fruttiferi, azioni, gioielli ecc.
     Un imprenditore medio ha da parte una quota di uno o due milioni e oltre di euro per far fronte ad una crescita degli impianti e per coprire il costo di forniture per due o tre mesi.
    Un imprenditore grande, ha cifre di vari milioni tutte investite: in titoli che rendono qualcosa, in immobili, in gioielli ecc.
     E accanto a questi “tesoretti” vi sono, dal professionista all’imprenditore medio fino a quello grande, gli investimenti-spese giornalieri per una vita con abiti, case, vestiti, assicurazioni, auto che dicono della posizione sociale conquistata per se e per la sua famiglia.
      Ma piangere per mancate vendite è una abitudine consolidata anche se non verace.
     Così sentiamo piangere miseria da imprenditori, commercianti, ristoratori che da anni vivono su rapporti con paesi stranieri e turisti molto redditizi in città che di turisti ne vedono tanti come Venezia, Roma, Firenze ecc .
     Qualcuno dice che sono lacrime di coccodrillo, ma forse è più esatto dire che sono lacrime anti fisco, perché se andiamo poi a vedere i redditi denunciati ci accorgiamo che sono ben lontani dalla realtà in cui vivono con le loro famiglie e della reale produttività aziendale o professionale.
     Occorre in altre parole che le banche capovolgano il principio che riceve più credito chi ha più garanzie mentre invece occorre darne di più a chi ha meno garanzie, per due ordini di ragioni: per un minor rischio nell’entità data e per sottrarre agli usurai-mafie clienti che perderanno altrimenti tutto.
      Da questo succinto quadro ci auguriamo che il Governo dia un maggior contributo a chi “il tesoretto” lo ha solo per sopravvivere per poco tempo, lasciando che chi ha molto di più, stringa un poco la cinghia, alleggerendosi un poco del tesoro che ha per non togliere a chi stenta nella sua attività professionale e imprenditoriale.