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lunedì 30 dicembre 2019

#politica#mondo La@Libia e gli oleodotti e gasdotti della @NOC


        In queste ultime settimane notizie giornalistiche e interventi di parlamentari sembrano il vociare di tifoserie politiche vecchio stampo, dimostrando di non conoscere i termini del conflitto libico.
        La Libia ha grandi giacimenti di gas e idrocarburi che già producono vari miliardi di introiti ed è il sesto potenziale produttore.  Per controllare o conquistare i miliardi della Noc che gestisce la
vendita di tutto il petrolio e il gas prodotto è nato lo scontro che ha visto inserirsi fra Haftar e Al Sarraj, milizie dell’Isis con l’appoggio della Turchia che in Siria era il compratore del petrolio prodotto nei campi sotto controllo di Al Baghdadi.
        Attualmente in Libia la rete di oleodotti e gasdotti ad ovest di Tripoli, fra cui il gasdotto Eni che porta il gas in Italia, territorio del Fezzan fino a Zawiya è sotto il controllo militare di gruppi mafiosi mischiati a gruppi Isis che si sono schierati con Al Sarraj che non conta più niente e controllano Tripoli.
       Nella Cirenaica, parte est della Libia, una rete più estesa di oleodotti e gasdotti che parte dal al Sigra, giunge ai porti e raffinerie che vanno da Sirte fino ad Hariga e Tobruk ed è sotto il controllo dell’esercito e delle tribù di Haftar.
       L’ente libico che vende in sede internazionale il gas e il petrolio libico prodotto, si chiama NOC con sede a Tripoli ed ha il compito di distribuire i ricavi sia alle industrie che producono in Cirenaica sia a quelle che producono nel Fezzan-tripolitania.
       Per anni questo gioco di equilibrio si è potuto mantenere, poi al Sarraj senza più appoggi ha dovuto prelevare più soldi del dovuto dal NOC e ricorrere alla vendita fuori NOC del petrolio di Zawiya, per pagare le milizie jadiste e le tribù legate alla mafia internazionale del commercio umano.
        L’America, che ha una presenza di intelligence a Sirte che è interessata alla rete petrolifera della Tripolitania ha, attraverso grandi gruppi industriali, firmato contratti miliardari con la NOC per macchinari, ricerche ecc..
        A Misurata vi è la presenza di trecento militari italiani, ospedali ed intelligence e di un centinaio di militari inglesi delle forze speciali (intelligence).
        A Tripoli abbiamo una nave appoggio satellitare e circa cento militari di corpi speciali che continuano ad appoggiare con le informazioni e l’addestramento le milizie e il governo di Al Sarraj.
        Le grandi potenze, America e Russia oggi sono concordi nella necessità che venga eliminata la presenza Isis e che vi sia un regime di stabilità che permetta ad entrambe di investire nella NOC e di controllare e beneficiare internazionalmente delle reti petrolifere.
       Entrambi pensano ad un uscita di Al Sarraj, con le buone o le cattive, e un accordo di controllo del paese attraverso una leadership gradita ad entrambe le parti.
       L’interventistica della Turchia a sostegno Isis è una mossa disperata  di Erdogan che crede che può ancora ricattare l’America.
        Se questa è la situazione, l’Italia deve affiancarsi alle due grandi potenze, cessare di sostenere con informazioni e addestramento il governo di Al Sarraj, convincerlo ad uscire di scena, sostituire l’attuale inadeguato generale responsabile con altro generale, ne abbiamo molti, esperto in rapporti internazionali e ripiegare la nave satellitare a Mogadiscio.
        Ci auguriamo che quanto prima  al Sarraj venga allontanato e il suo governo sciolto anche per non fare entrare nuove forze jadiste turche, facendo decadere l’accordo militare e petrolifero fra Al Sarraj ed Erdogan.