Putin ha dimostrato di saper essere un abile statista; Trump ha invece confermato di essere capace di fare solo il piccolo commerciante che tutela i due alberghi in Turchia.
Dagli eventi succedutisi e dalle conseguenze future vediamo la realtà delle asserzioni fatte.
Erdogan che ricatta l’Europa, gli Usa e la Nato, come tutti i ricattatori ha moltissimi punti deboli che si possono usare per fermare i suoi ricatti. Cedere al ricattatore invece, vuol dire sottostare ad un danno sempre maggiore.
Veniamo ad Erdogan: ha in mano circa tre milioni di profughi siriani che non rimanda in Siria per ritorno alle loro città anche se oltre la metà lo richiede, perché è merce che frutta i miliardi che la UE paga sotto minaccia di un esodo biblico.
Inoltre è capo di un paese che ha aderito alla Nato e in cui la sede Nato è una delle più grandi con la presenza di militari dei vari paesi e che frutta a sua volta miliardi perché, in altri tempi, la Turchia poteva essere considerata il primo baluardo alla Russia.
Erdogan ha un grande esercito che deve pagare; ha un servizio di informazioni ben infiltrato in medio oriente e anche in Europa; inoltre attraverso la formazione terroristica dei Lupi Grigi ha contatti con tutti i gruppi terroristici islamici.
Ma questi punti di forza in questo momento non presentano le stesse caratteristiche.
Ha lanciato in questa invasione gli uomini della galassia Isis e El Queda che senza la copertura aerea turca non sono superiori ai curdi e all'esercito di Assad e che prima o poi saranno eliminati in combattimento. Ha causato la liberazione di centinaia di ex combattenti Isis che oggi sono con Erdogan, ma potrebbero cercare di inserirsi politicamente in Turchia. L’esercito turco si tiene più indietro, sia per non avere vittime sia perché spostare carri e consumare munizioni e razzi ha un costo elevato.
Ha un malcontento fra la popolazione turca per la crisi economica che naturalmente tende a crescere con l’inizio dell’invasione militare.
Ha inoltre miliardari debiti con la Russia per il sistema missilistico comprato che non può funzionare senza la presenza dei tecnici russi.
Putin ha saputo sfruttare il grande debito che la Turchia deve pagare alla Russia per il sistema ultra moderno missilistico e dei tecnici russi che lo fanno funzionare.
Ecco allora che a Soci la partita, per Erdogan si è chiusa male.
Non sarà la Turchia ad occupare la striscia della Siria come voleva Erdogan, ma l’esercito russo e i soldati di Assan che hanno ora i loro presidi nelle città di confine curde e, come dice Lavrov, controlleranno con i turchi la zona di interposizione ridotta ad una larghezza di dieci chilometri, lasciando tutte in piedi e occupate dalle truppe siriane le città presenti nella zona cuscinetto.
In più all’esercito siro- russo potrà liberare la zona di Iblid dai terroristi.
Dobbiamo purtroppo dire grazie a Putin per un accordo che ridimensiona Erdogan e almeno temporaneamente, da una soluzione di stabilità politica non solo alla Siria ma anche all’Iraq, e a tutti i paesi dell’area medio orientale e salva i curdi da una carneficina nel presente e permettendo in un possibile futuro, una autonomia regionale nell’ambito del territorio siriano.
Ma l’azione di Putin indica anche all’Europa che non deve cedere ai nuovi ricatti sui migranti, ma cessare i contributi economici dati ad Erdogan, spostare la sede Nato dalla Turchia in altri paesi medio orientali, fare accordi con il Libano, la Giordania e l’ Iraq per la creazione e il sostentamento di campi profughi gestiti dall’Onu. Tutto questo può portare alla caduta di Erdogan e il ritorno ad una democrazia islamica in Turchia che la porti fuori dalla crisi economica.
Lo stesso discorso vale per la Libia di Al Sarraj. Basta cedere ai ricatti dei mafiosi criminali che sostengono il suo governo e la sicurezza dei campi petroliferi. Prima cosa riportare le acque territoriali ai limiti internazionali e contrattare con Haftar e la Tunisia, l’Algeria e il Marocco accordi economici di reciprocità per la creazione di zone di sviluppo, le sole che possano fermare un emigrazione incontrollata e consolidare una stabilità politica che recinga tutta l’area mediterranea.
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giovedì 24 ottobre 2019
#politica#europa#russia@Turchia: Erdogan da ricattatore a ricattato
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Come Putin ha sculacciato e punito Erdogan
