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martedì 9 aprile 2019

#politica #Libia #Ue @Haftar @al Serraj e @Unione Europea.

Ancora una volta sembra che l’Europa si faccia trascinare in Libia in uno scontro contro i suoi interessi. Ha ragione il generale Camporini quando, in sunto, dice che che la stabilità della Libia è una necessità per l’Europa e che bisogna trattare con tutte le parti.
       Oggi nella piccola parte della Libia dove comanda al Serraj è in mano a bande di tribù locali e spesso di briganti senza legge che si sparano fra loro come in un Farwest.
        Al Serraj ha dimostrato, da quando messo al potere senza titolo, di essere totalmente incapace di governare. Ora da che mondo è mondo, il potere lo si conquista sul campo, o con la forza o con la democrazia, ma sempre con una capacità di governo. E Haftar  ha dimostrato di avere questa capacità. La dietrologia che è supportato dai paesi arabi è vera ma all’inizio anche al Serraj era supportato da paesi arabi.
         Ricordiamoci sempre che dietro ogni guerra vi è una ricchezza da conquistare e sfruttare. E in Libia la ricchezza è il petrolio di cui i libici hanno diritto di sfruttare.
        Ora l’Europa da che è divenuta con l’Unione Europea una potenza economica concorrenziale, ha interesse che gli stati sulle sponde del mediterraneo non abbiano crisi  e quindi si possa costituire una Federazione con la Unione Europea. L’economia europea integrata dall’economia di questi stati la renderebbe più forte per gli investimenti possibili in un territorio che oltre il petrolio non ha sovrastrutture di sviluppo commerciale. E questo discorso vale anche per la Tunisia.
        Le sciocchezze sul pericolo islamista cadono se si guarda allo sviluppo e al dialogo che le trasformazioni economiche in Marocco hanno saputo realizzare. E sono già cadute le sciocchezze scritte sulle primavere rivoluzionarie.
        Haftar conosce il suo popolo meglio di qualunque altro e può dare stabilità al paese.
        L’Europa in cambio di un progressivo sviluppo economico può, come la Cina, chiedere la gestione di alcune zone territoriali dove sviluppare industrie con lavoratori locali e impiego dei profughi che si trovano ora in veri e propri lagher. Questo sarebbe un inizio positivo di trasformazione sociale e culturale.
        L’Europa non intervenga nello scontro attuale  ma avvii da subito colloqui, anche difficili, con chi da garanzia di riportarlo alla stabilità, dando il suo apporto allo sviluppo, ma chiedendo in cambio di poter sviluppare nel paese, in zone sotto il suo controllo, una trasformazione sociale.