Riportiamo, cosa inconsueta per noi, una lettera (con il permesso dello scrivente) al giornale "Democratica "di un iscritto al PD da lunga data, che dimostra la fiducia costante, ma ragionata,
dell'iscritto non basata su un fideismo dottrinale, ma sulla consapevolezza della realtà dei valori veri per il progresso e la democrazia difesi negli anni dal PCI, poi ai giorni nostri dal PD e l'amarezza che le continue lotte interne, non sulla realtà sociale e produttiva del paese, ma per questioni spesso dozzinali, facciano godere e ridere di noi gli avversari.
E' anche un monito ai candidati alla Segreteria del partito, che l'unità di un partito si deve difendere non facendo guerre alle persone ma confrontando i programmi, e dimostrando con la propria storia politica, di essere capace di guidare una organizzazione complessa come un partito, in un momento di grave crisi democratica ed istituzionale del paese.
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"A: democratica@partitodemocratico.it"
Oggetto: Errata corrige della dichiarazione di Franco Vazio su Democratica del 9 novembre 2018
Su Democratica di oggi ho letto la seguente dichiarazione virgolettata di Franco Vazio riportata a pagina 2 "...rappresenta un'inaccettabile atto..." con un apostrofo del tutto sbagliato, che poteva essere riportata correttamente trattandosi perlopiù di un apostrofo.
Auspico che in redazione qualcuno non si senta offeso per questa mia osservazione: l'intento è costruttivo, mi piace leggere un giornale scritto con accuratezza, ove possibile.
Sono iscritto al PD da lunga data (dal PCI a tutte le variazioni possibili e immaginabili successive: PDS, DS, Ulivo, Unione, Progressisti + Margherita, PD e forse ne dimentico qualcuna) e osservo con smarrimento che in tutte le trasmissioni TV quando si parla del PD gli intervenuti ridono del partito, sghignazzano, sostenendo, unanimi e invariabilmente, che l'opposizione in questo Paese non c'è, è sparita.
Un'umiliazione continua, dura da mandare giù e allora, vi prego, non facciamoci ridere dietro anche per questi scivoloni lessicali.
Mi sarei aspettato che i litigi tra i dirigenti del partito di questi anni fossero stati posti in essere per mettere a confronto chi avesse i progetti migliori per l'Italia, non per i motivi abbietti - spettacolo miserevole - a cui abbiamo dovuto assistere.
Com'è stato possibile che i grandi leader, pur con i loro errori (Amendola, Berlinguer, Pajetta, Martinazzoli, Moro, Zaccagnini e altri ancora), siano spariti per sempre, senza sostituti all'altezza del compito?
Buon lavoro e saluti cordiali. ( Lettera firmata )
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