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giovedì 29 marzo 2018

#politica#porlamento#governo CHI VINCE, CHI PERDE E LE GAMBE CORTE

 CHI VINCE, CHI PERDE E LE GAMBE CORTE.
  Come era prevedibile, il giovane e abile Salvini mette all’angolo Berlusconi
e diventa la vera guida del centro destra. La sua base, benché  limitata (18%) è molto salda ed è prevedibile che cresca se come sembra, abbandona forme estreme per mediare fra i primi fans ed i nuovi con una via che non sappia solo di nord ma anche di sud e non spaventi il ceto medio produttivo, e sappia tenere alta la paura dello straniero. Ma ogni previsione è solo fantasia.
In Italia si è innescato un meccanismo di scelta dagli elettori, più vicino al Gratta e Vinci che ad una logica di difesa di quello che si è ottenuto in stabilità, produttività, lavoro e posizione internazionale.
Non era mai capitato dal 48 ad oggi che chi ha governato per tre anni in maniera quasi ottima, perdesse le elezioni politiche in maniera quasi disastrosa.
Ma è pur vero che fa sempre effetto chi in politica sappia coniugare l’arte dello sberleffo con quella del rivoluzionarismo anarchico-popolare.  Senza andare nel fine ottocento dove in Italia trionfava l’anarchico Bakunin con la sua figura smisurata e la dialettica teatral-popolare (e si riempivano le carceri di ingenui seguaci), dopo la guerra si è visto il successo dell’Uomo Qualunque, ridimensionato e assorbito dalla Dc aiutata dal bipolarismo internazionale.
Grillo è stato il grande mattatore di una proposta politica, senza basi economiche e sociali, ma ricca della fantasia dei guitti dei nostri teatri locali, che come al teatro dei burattini, sanno far ridere e commuovere il pubblico. E poiché oltre 80% degli italiani gioca al Gratta e Vinci, così  M5stelle ottiene oltre il 30% di voti. Il Sud aspetta un reddito di cittadinanza che non lo salva dalla mancanza di lavoro, anzi farebbe crescere  l’arretratezza economica  che non si supera regalando soldi, ma affrontando le cause della stessa.
Per questo la base dei 5stelle è una base fluttuante, ne l’immagine dell’incravattato Di Maio, che tranquillizza, può dare stabilità sia per i suoi chiari limiti personali, sia dei limiti di influenza del web e delle lobby italiane, da parte delle società informatiche di Casaleggio jr.
Per fortuna che il PD, cessate le lotte interne grazie anche al bravo Martina, si è posto sulla posizione politica più seria e valida per un partito che è sceso al 20% scarso, ma è sempre il secondo partito italiano.  Nessuno ha seggi in parlamento per governare, ne alleanze con forze ben lontane dai valori del PD sono possibili.
Se Di Maio e Salvini  non trovano accordo, si passi ad un governo di scopo che porti a nuove elezioni.  Saranno Di Maio e Grillo a temerle, non certo Salvini, ne il PD.
Quando una bolla di sapone scoppia la delusione è tanta e si ragiona di più quando si vota.